Fini vuol ripartire dalla base di An Da settembre meno tv e più piazze

A Matteoli l’incarico di valutare l’efficienza dei dirigenti locali. Alemanno: «Non è tregua armata, compatti fino al voto del 2006». Il caso Fiori

da Roma

Scacciato il fantasma della spaccatura e della nascita di una minoranza interna, Gianfranco Fini guarda al futuro. Dentro Alleanza nazionale c’è chi è pronto a giurare che la pace sancita all’Ergife durerà sicuramente fino alle prossime elezioni e la nuova partita si giocherà al prossimo congresso fissato per l’autunno del 2006. Sarà quella la sede per la vera resa dei conti, a meno che il clima non si rassereni davvero nella prassi quotidiana. Ma fino a quel momento An tirerà dritta per la sua strada, in volata per provare a vincere la tornata elettorale.
Smaltita la tensione e lo stress accumulati in questi due giorni, il leader di An ha trascorso una giornata tranquilla nel suo ufficio alla Farnesina, in attesa di prendere in serata il volo per il Brasile, dove oggi incontrerà il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva. Fini, dopo aver volontariamente interrotto qualunque comunicazione con i suoi, ieri li ha sentiti al telefono, segno che anche il rapporto umano, oltre quello politico, dopo questa assemblea si è rinsaldato.
Il leader di An sta ora riflettendo sulla sua «strategia d’autunno». E ai suoi consiglieri più fidati ha già annunciato un primo cambio di rotta a livello comunicativo. Una svolta che si può racchiudere in un semplice slogan: «Meno televisione, più piazze». In pratica Fini vuole ricostruire il rapporto con la base. Per questo vuole concedere più spazio ai rapporti umani e farsi «sentire» maggiormente sul territorio. Sul piano operativo il primo compito affidato a Matteoli sarà quello di una «mappatura» delle regioni con una valutazione dei dirigenti a livello locale. La svolta meritocratica e il superamento delle correnti parte anche da qui. Il neo-nominato capo dell’organizzazione dovrà indagare in profondità e distinguere il grano dal loglio, ovvero le nomine ispirate da semplice spirito spartitorio rispetto a quelle basate sulle capacità dei dirigenti locali. Un compito non facile che andrà svolto usando il bisturi piuttosto che le cesoie.
Le dichiarazioni di giornata descrivono un partito che tenta davvero di voltare pagina. Mirko Tremaglia saluta, ad esempio, la «restituzione ad An di un vero, forte presidente che ritorna a occuparsi di un partito non più condizionato dal correntismo degenerato». Gianni Alemanno, invece, si lascia sfuggire una battuta polemica: «Non si può fare il ministro degli Esteri e il presidente di An o il ministro dell’Agricoltura e il vicepresidente». Subito dopo, però, ricuce e puntualizza che «l’unità ristabilita in An non è una tregua armata ma un’unità effettiva che ci deve permettere di gestire questo ciclo politico fino alle elezioni del 2006». Fini, sottolinea il ministro, «esce dall’Assemblea nazionale unitariamente riconfermato come leader che si è impegnato ad avvalersi di tutta la classe dirigente e degli organi statutariamente previsti in Alleanza nazionale».
Sui doppi ruoli, politici e governativi, interviene anche il ministro delle Comunicazioni. «Il problema delle incompatibilità? Sarà risolto al prossimo congresso come annunciato chiaramente da Fini - dice Mario Landolfi -. Quindi penso che Alemanno abbia fatto un ragionamento più ampio e non credo che abbia voluto fare riferimento a questioni specifiche». Resta il nodo Publio Fiori. Dopo aver votato contro la relazione di Fini, il vicepresidente della Camera prende tempo ma presto deciderà se uscire da An e traslocare in un’altra casa politica oppure restare. Tutto dipenderà dal colloquio che avrà con il leader di via della Scrofa. «Stasera - ha spiegato Fiori - Fini partirà per il Brasile, quindi ci sentiremo al suo ritorno. Intanto ho invitato tutti gli amici che mi hanno seguito in questi anni a partecipare a una riunione per decidere cosa fare. Ci vedremo verso il 20 luglio e saremo circa trecento persone».