È il finimondo ma l’ossessione resta il Cav

Le feste selvagge di Berlusconi? All’ambasciata americana leggono Repubblica. I report qualche volta nascondono segreti, spesso valgono una rassegna stampa e una manciata di pettegolezzi. Poi ognuno li legge come vuole. Julian Assange, mister Wikileaks, non sta certo pensando all’Italia. Quando si è ritrovato tra le mani il malloppo della sua vita deve aver sogghignato pensando alle facce dei signori della terra. Ma non è certo Berlusconi il primo della lista. Le cartacce di Wikileaks serviranno a creare imbarazzo. È come se all’interno di un posto di lavoro uno si mette a raccontare confidenze, mezze frasi, giudizi, rancori di una vita o di un momento, battute, segreti, difetti e manie dei propri colleghi. Il giorno dopo non si avrà il coraggio di guardarsi in faccia. L’unica speranza è di riuscire a resettare tutto e ricominciare le relazioni umane daccapo. Solo che qui non è in ballo la serenità di un ufficio, ma il mondo e le sue nazioni. Cosa pensano e cosa sanno gli ambasciatori dell’impero di Putin, Gheddafi, di Cameron, della Merkel, di Sarkò, Karzai e dei giochi delle tre carte di Ankara, di Berlusconi e di Prodi o di quello che combinano a Gerusalemme?
Franco Frattini per far capire la gravità del pasticcio parla di un «11 settembre della diplomazia». L’espressione è forte ma funziona. È stata violata la privacy di quello che accade nelle ambasciate americane in ogni angolo del globo. È per questo che le conseguenze saranno globali. Non risparmiano nessuno. Ma gli italiani in questo sono particolari. Sono ossessionati da Berlusconi. Vogliono sapere cosa arriva in America della D’Addario, di Ruby, del bunga bunga e delle lenzuola sporche. Il ministro degli Esteri invita le forze politiche a non cominciare un gioco al massacro. Sa già tutto quello che ci aspetta. Non ci sarà, come in Inghilterra, la preoccupazione di vedere compromessi gli interessi nazionali. Non interessa. Questa storia è vissuta dagli antiberlusconiani come un gratta e vinci. Si cancella la patina argentata di Wikileaks con il cuore in tumulto, magari qualcosa di utile per schiacciare il Cavaliere. Leggono. Berlusconi «portavoce di Putin». Gli yankee che non si fidano. È quello che i contatti italiani raccontano agli uomini di via Veneto. La speranza è che sia l’ultimo tassello del tetris che da anni cade sulla testa di Berlusconi. Finora il Cav è riuscito a incastrare i pezzi di fango. I suoi avversari ora sognano che cada sulla diplomazia. Sono pronti quindi a dichiarare Julian Assange santo subito.
In queste ore a finiani e dipietristi, centristi e stralunati piddini, brillano gli occhi. La fortuna potrebbe arrivare da internet. Solo che da queste cose non si esce mai illibati. La politica che galleggia sul fango non si sa mai dove ti porta. Il mondo visto dal buco della serratura può diventare molto piccolo e caotico. Le conseguenze di tutte queste palle che rimbalzano nel flipper geopolitico sono imprevedibili. E dalle parti del Pd ne approfittano subito; e il primo commento della segreteria è smaccato: «I contenuti dei documenti confermano il livello di discredito a cui Berlusconi ha portato l’immagine dell’Italia».
Il leghista Calderoli sostiene che stiamo giocando sul filo di un equilibrio instabile. «In questi momenti coloro che davvero tengono al bene del Paese, e noi ci teniamo, devono smettere di avvelenare i pozzi, astenersi dai giochini di bottega, dai personalismi minimalisti. Se la politica rinuncia al suo compito i mostri presto saranno tra noi e per la libertà e la pace sociale sarà davvero un momento difficile. E allora, dopo la crisi degli Usa e dell’Europa, assisteremo a una crisi degli Stati nazionali. Dopodiché qualsiasi scenario è aperto».
Forse è proprio questo il rischio di cui l’Italia fatica a rendersi conto. Il nostro orizzonte politico, culturale, perfino esistenziale ruota intorno a Berlusconi. Non esiste ormai niente altro. E questa ossessione è alimentata ogni giorno da tutti quelli che pensano che l’uomo di Arcore sia il male assoluto. Gli anti Cav sono usciti dal mondo per concentrarsi su un solo obiettivo. Hanno abdicato alla politica. Fino a assolutizzare Berlusconi. La conseguenza è che se mai dovesse arrivare la fine del mondo, l’ultimo pensiero sarebbe questo: meno male che l’apocalisse ha buttato giù il Cavaliere.