La finiremo mai di sperperare punti?

Allora. Prendere un gol all'88’ a San Siro col Milan ci sta. Te la puoi prendere con l'arbitro, puoi lanciare un portacenere contro il televisore o rinnegare per tre giorni amici cari, ma ci sta. Perdere all'89’ a Bergamo, come già scrissi domenica scorsa, va bene lo stesso perché è un vecchio tributo alla mancata secessione. Ma far accomodare in porta, perché così è stato, i ragazzi del Cagliari al 95’ è da deficienti e i deficienti non hanno scuse. Spero che Reja nello spogliatoio gliele abbia cantate come meritano ai signorini svogliati che devono solo ringraziare il piede magico di Ezequiel Lavezzi se stavano portando a casa tre punti ben poco meritati. Dal gol del pareggio di Lopez, dodicesimo minuto, fino alla punizione di Lavezzi del 39’, gli azzurri avevano fatto poco o nulla. Ora, per carità, un calo di forma e di tensione può essere fisiologico, specie dopo tante partite ad alto ritmo. Però una squadra che vuole puntare in alto un po' di maturità e malizia deve avercela. Già pensare di portare a casa l'uno a zero con una squadra come il Cagliari è un peccato di presunzione. La grazia ricevuta di poter vincere su calcio piazzato non è bastata. A partita ormai finita, se non si è in giornata, la palla si tiene e casomai si ricorre anche al fallo, come avrebbe dovuto fare Bogliacino invece di aspettare che Jeda finisca davanti al nostro portiere su un banalissimo fallo laterale. Ora speriamo solo di non buttare nel water altri punti e di non sperperare tante vittorie importanti. No, quella di ieri non mi va giù.