Finisce a botte la seduta anti brogli

Ma anche Farello (Ulivo) ammette: «Inaffidabili persino molti presidenti»

Il senatore Barbato? Nulla al confronto: il consigliere Giuseppe Cecconi (Forza Italia) fa quasi meglio del mastelliano. Lui le mani addosso è riuscito a metterle. Il consigliere Salvatore Lecce, l'ha acciuffato per la giacca, e strattonato. Per poco. Tempestivo l'intervento di Luciano Grillo (Ulivo) e Matteo Campora (Forza Italia) che l'hanno bloccato, quasi immobilizzato. Troppa la furia. «Sono comunisti, comunisti». E ancora «delinquenti, siete delinquenti comunisti» inveisce Cecconi scagliandosi su Lecce.
La questione era seria e lo spunto importante. Forza Italia aveva presentato con Giuseppe Costa una mozione urgente per impegnare il sindaco a «promuovere rapidamente un dibattito nell'apposita commissione consiliare durante la quale si identificano i criteri da indicare alla commissione elettorale comunale». Costa non aveva nominato la parola «brogli», ma era chiaro l'intento di «dare forte credibilità ed evitare il benché minimo sospetto sulle procedure di scrutinio» durante le prossime e imminenti elezioni. Si stava provando a trovare l'intesa, l'assessore Paolo Veardo aveva chiesto alcune modifiche per l'accordo. Macché intesa. Lecce dice che non ci sta, prende parola. È contrario a un principio di nomina da parte della commissione elettorale (di cui fanno parte Piana, Ansatone, Lecce e l'assessore Veardo). Giuseppe Murolo (An) accusa: «Un fatto gravissimo, lo prevede la legge». Lecce chiede «trasparenza e un sorteggio dei segretari così come avvenuto alle ultime elezioni». A questo punto parte Cecconi, che già più volte aveva ricevuto ammonimenti formali per più o meno colorite intemperanze. Ieri però è andato oltre. A presiedere il consiglio era momentaneamente il vicepresidente Nicolò Scialfa che ha sospeso la seduta gridando «che in quest'aula non è possibile e ammissibile mettere mani addosso a propri colleghi». Si riprende dopo una decina di minuti con l'espulsione del consigliere Cecconi, che dopo essersi ripresentato in aula è stato invitato ad uscire.
L'unanimità ormai è saltata. Lecce annuncia le sue dimissioni dalla commissione elettorale. Alessio Piana (Lega Nord) rinuncia a un suo intervento che aveva in programma. Troppa la confusione e concitazione. Ma il problema rimane: Enrico Musso racconta, anche sulla base di esperienze personali, di segretari incompetenti. Simone Farello (Ulivo) gli dà ragione: «Non solo i segretari, ma perfino alcuni presidenti a volte non sanno che pesci pigliare. Ed è gravissimo». Se ne riparlerà lunedì in una commissione presieduta da Giuseppe Murolo.