Finisce l’era-Serra: «Lascio una città sicura»

«Non ho ancora trovato... il suo tallone d’Achille». La sagacia è quella del ministro dell’Interno Giuliano Amato, che ha voluto salutare anche con una battuta «l’eccellente prefetto» di Roma, Achille Serra, che, dal prossimo lunedì, lascia il suo incarico, per ricoprire quello di Alto commissario anti-corruzione. Un saluto affettuso e commosso quello che Serra ha dato ieri alla città nella sala della Protomoteca in Campidoglio. Un saluto che aveva tutto il sapore di una festa fra amici, con cui si è condiviso quotidianamente il lavoro. Presenti, oltre al ministro Amato, il sindaco Walter Veltroni, i vertici delle forze dell’ordine: dal capo della Polizia Antonio Manganelli, al comandante dei Carabinieri Gianfrancesco Siazzu, ma anche personalità di spicco, come Gianni Letta, Magdi Allam, Rosella Sensi (Serra è un appassionato romanista), l’attrice Maria Grazia Cucinotta. Il governatore Piero Marrazzo e il presidente della Provincia Enrico Gasbarra hanno espresso in una nota la loro riconoscenza «per l’impegno profuso». «Sono stati quattro anni difficili, ma bellissimi perché vissuti in prima linea con la gente, che non smetterò mai di ringraziare», ha detto Serra, visibilmente commosso. Ricordando che il momento più brutto è stato il giorno dell’incidente nella Metro di Roma, lo scorso 17 ottobre, in cui perse la vita una giovane donna, Alessandra Lisi. Eppure non sono mancate le «sfide vinte»: dai grandi vertici internazionali, agli eventi legati alla morte e ai funerali di Giovanni Paolo II, alle visite dei capi di Stato - non ultimi i cortei di protesta per l’arrivo a Roma del presidente degli Stati Uniti George W. Bush, lo scorso giugno. Un filo diretto fatto di 6 o 7 telefonate al giorno, quello con un Veltroni «fraterno amico». Il sindaco gli ha regalato a nome della città una lupa capitolina, in segno di riconoscenza. «A una persona operativa, che sa decidere, ma che sa anche ascoltare - ha detto il sindaco -. Capace di lavorare in squadra, senza però quell’atteggiamento tipicamente italiano dello scaricabarile». Tutto per arrivare a dire «lascio una città sufficientemente sicura», così si è congedato Serra, spiegando che Roma trionfa se confrontata con Parigi o Londra. «Si protesta contro i lavavetri - ha commentato il prefetto uscente - mi auguro che sia sempre questo il genere di proteste». Eppure ha detto che c’è bisogno di «una maggiore coesione tra le forze dell’ordine che operano sul territorio, oltre che di garanzie sulla certezza della pena». Il rammarico? Non aver saputo placare l’insofferenza della gente riguardo «le occupazioni abusive delle case» o «il disagio giovanile denunciato a Trastevere». Ha colto la palla al balzo, Gianni Alemanno (An), capo dell’opposizione in Campidoglio presente alla cerimonia, che ringraziando Serra «per il grande impegno», ha tenuto a dire che «Roma non è una città sicura», aggiungendo «di aver chiesto al governo di varare un decreto legge che ridefinisca i reati di vagabondaggio, per chi arriva nella nostra città senza fissa dimora, in modo tale che possa essere più facile espellere queste persone». Questioni già sul tavolo del nuovo prefetto Carlo Mosca, che lunedì raccoglierà ufficialmente il testimone.