Finisce il monopolio dei sindacati sul «730»

Confermato il bonus da mille euro per i neonati. Esenzione Ici per le Chiese

Antonio Signorini

da Roma

L’assistenza sui modelli 730 non sarà più un monopolio dei Caf, organismi gestiti generalmente da sindacati e associazioni datoriali. Anche ragionieri e commercialisti potranno tornare ad occuparsi della compilazione e dell’invio delle dichiarazioni semplificate, come già facevano in precedenza prima di passare la mano ai Centri di assistenza fiscale.
Mentre sulla legge Finanziaria maggioranza e governo decidono di stringere i tempi e si cerca un’intesa su come ripartire il miliardo di euro del pacchetto famiglia, la commissione Bilancio del Senato ha approvato il cosiddetto decreto fiscale. Il provvedimento collegato alla Finanziaria 2006, che approderà nell’aula il 7 novembre, contiene alcuni dei temi più dibattuti della sessione di bilancio. Come l’esenzione Ici per gli edifici della Chiesa che, nella versione varata ieri, coinvolge anche le altre confessioni firmatarie di un accordo concordatario con lo Stato. Il provvedimento consiste nell’estensione dell’esenzione già prevista per gli edifici di culto anche ad altre strutture come le scuole religiose, gli alberghi e i centri sportivi di proprietà delle chiese. Nel decreto non mancano novità dell’ultim’ora, come appunto quella sulle dichiarazioni dei redditi. O come un’ulteriore stretta sulle rendite speculative. Ieri il premier Silvio Berlusconi è tornato ad escludere un aumento della tassazione delle rendite finanziarie e nella Casa delle libertà è continuata la pressione di chi - come l’Udc Ivo Tarolli - vorrebbe invece introdurre l’armonizzazione dell’imposizione sui guadagni da investimenti finanziari. Il decreto è intervenuto anche su questa materia. La stretta sulle esenzioni delle rendite finanziarie speculative già prevista dal provvedimento è stata resa più severa con un calo della quota di plusvalenza sulla quale si può applicare lo sconto. Nel decreto vengono poi inasprite le multe per la contraffazione (da 20mila a un milione di euro) e si stanziano le risorse necessarie a far partire la riforma della previdenza integrativa attraverso le quote del Tfr.
Nessuna decisione definitiva, invece, sul come utilizzare il miliardo di euro che la Finanziaria 2006 stanzia per il pacchetto famiglia. Ieri sì è tenuto un nuovo vertice tra il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e i rappresentanti della maggioranza. Ed è spuntata la possibilità che nel maxiemendamento siano inseriti tre bonus pro-famiglia. Oltre all’assegno per i bebè - sul quale non ci sono mai stati disaccordi dentro la maggioranza - nella Casa delle libertà sono molti i sostenitori di sovvenzioni per la frequenza delle scuole private oltre che su aiuti ai nuclei familiari con bambini disabili. Per il momento sulla famiglia - ha precisato Guido Crosetto di Forza Italia - non sono state prese decisioni definitive, i singoli gruppi hanno solo illustrato le rispettive proposte. È però ormai certo l’assegno di mille euro per i nuovi nati (nel 2005 oltre il primogenito e dal 2006 per tutti i figli) che dovrebbe assorbire più della metà del miliardo di euro. La cifra residua dovrà essere ripartita per le altre misure come gli aiuti alle famiglie che pagano le rette delle scuole private e l’assegno di sostegno ai bambini disabili, proposte sulle quali convergono Alleanza nazionale, Lega Nord e Udc. An punta anche a sgravi per la prima casa, così come Forza Italia, mentre gli azzurri vorrebbero che nel maxiemendamento finisse anche il finanziamento dei libri di testo gratuiti. La scelta è comunque per pochi interventi mirati. «Se la coperta è troppo corta va fatta una scelta», ha spiegato il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini.
Al vertice Tremonti-Cdl si è parlato anche di rendite finanziarie e i centristi dell’Udc hanno insistito affinché il pacchetto famiglia sia portato alla somma originaria, cioè 1,14 miliardi. Sembrano indebolirsi le posizioni di chi chiede condoni fiscali ed edilizi. Con una nota del ministero, Tremonti ha ufficialmente smentito l’ipotesi di un concordato di massa. Al vertice di maggioranza il ministro ha confermato di non volere sanatorie, anche se non ha nascosto di avere ereditato dalla precedente Finanziaria una situazione difficile, soprattutto sul fronte del contenimento delle spese.