Finisce in Procura il racket del caro estinto

Personale ospedaliero avvertirebbe le pompe funebri dei decessi

Roberto Bonizzi

«Fuori le pompe funebri dagli ospedali». La battaglia del comitato familiari deceduti in ospedale inizia con una denuncia ai carabinieri e alla Procura, dopo decine di segnalazioni. Ora i magistrati dovranno valutare se aprire un fascicolo. Un «racket del caro estinto», così lo definiscono i rappresentanti dell’associazione, con intraprendenti addetti delle agenzie funerarie presenti all’interno delle strutture sanitarie, pronti ad avvertire i familiari in caso di decesso offrendo contemporaneamente i propri servizi.
La denuncia, da cui nasce l'inchiesta, è quella di Patrizia Zamagni. Il padre della donna è ricoverato nel reparto di pneumologia dell'ospedale San Carlo, le sue condizioni si aggravano improvvisamente la mattina del 22 marzo. Vengono avvertire le figlie, «queste erano le disposizioni che avevano le infermiere - precisa Patrizia Zamagni -. Mia madre non doveva sapere nulla perché le sue condizioni di salute erano precarie». Le due figlie, nelle vicinanze della camera mortuaria dell'ospedale, vengono avvicinate da una persona che offre loro il funerale per il padre. «Nel mentre un impiegato della ditta di pompe funebri aveva telefonato a mia madre - prosegue la donna - comunicandole la notizia e offrendosi per organizzare le esequie. Poi, quando ho richiamato per annunciare che avrei denunciato l'agenzia mi sono sentita garantire il funerale gratuito in cambio del mio silenzio». «Questo è solo un episodio - dice Massimo Sher, medico legale e rappresentante del comitato -. Abbiamo notizie di altre violazioni di questo tipo in numerosi ospedali milanesi, comprese cliniche private e case di riposo».
Le organizzazioni sarebbero collaudate e articolate. Personale compiacente all'interno delle strutture sanitarie (pagato a percentuale) in contatto con le agenzie di pompe funebri che fornisce informazioni in tempo reale. «Con tempestività immorale e scarsa delicatezza si lucra sulle persone morte - aggiunge Sher -. Nonostante siano in vigore una specifica legge regionale e un regolamento sulle attività funebri». I reati ipotizzabili per una pratica simile sarebbero diversi. Dall'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione fino alla concussione, dalla rivelazione del segreto d'ufficio al peculato, compresa la violazione della normativa sulla privacy.
Alla presentazione della denuncia è presente anche il direttore sanitario dell'ospedale San Carlo, Giuseppe Cammarano, che annuncia: «Apriremo un'indagine interna per far luce sui fatti e collaboreremo con la magistratura per verificare se ci sono stati comportamenti illeciti da parte del personale. Da parte nostra, poi, abbiamo già adottato un regolamento interno sulla scorta della legge regionale per stroncare questi atteggiamenti odiosi». E il San Carlo, insieme al comitato familiari deceduti in ospedale, si propone anche per un'indagine pilota sul gradimento del servizio prestato, una sorta di «customer satisfaction».