Finiscono i saldi Negozianti sollevati: «Meglio del 2005»

Oggi ultimo giro tra i saldi invernali. E mentre cappotti e maglioni lasciano nelle vetrine il posto ad abiti dai tessuti leggeri e colorati, i registratori di cassa tirano le somme della stagione delle vendite promozionali. «È andata meglio dell’anno scorso, soprattutto nella prima settimana», dice Roberto Polidori, presidente della Federabbigliamento-Confcommercio, registrando una crescita del 3 per cento sullo scorso anno. «In questo “pianto generale”, con il Pil che non cresce e i consumi che calano - afferma Polidori - ci riteniamo soddisfatti e possiamo dire di aver recuperato la recessione “sofferta” dalla categoria a dicembre». Toni più cauti da Cesare Tirabasso, dell’area commercio e moda di Confesercenti, che parla di un lieve incremento delle vendite rispetto al 2005. «La partenza è stata senz’altro migliore dello scorso anno - sostiene Tirabasso - basti pensare che nei primi dieci giorni abbiamo registrato un più 5-7 per cento sullo scorso anno. Il settore soffre da parecchio, il calo dei consumi ha investito la moda in modo particolare. Quindi preferisco leggere il lieve incremento di vendite come un segno di stabilità».
Per i risultati della stagione invernale dei saldi Polidori «ringrazia» le temperature rigide di gennaio: «Il freddo che ha avvolto la capitale da metà gennaio ha favorito la vendita di maglioni pesanti, piumoni e giubbotti. Quest’ultimo, in particolare, ne è stato il capo principe: veste i giovani ma anche i signori “maturi” che si sono convertiti alla moto per districarsi nel traffico della capitale». Via il cappotto e i tradizionali capispalla, poco comodi e confortevoli in sella alle due ruote e spazio ai giubbotti, griffati e non. «Ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le tasche - sottolinea Polidori - e sono andati bene da Cisalfa, come da Battistoni e Cenci». Il giro d’affari del periodo ha premiato i capi di qualità su quelli commerciali. «La concorrenza del commercio abusivo si fa comunque sentire - continua Polidori - si tratta sì di cose scadenti, che assorbono un consumo medio-basso, ma rappresentano comunque una turbativa del commercio fisso. Se si tratta di incapacità di combattere l’abusivismo o del voler assicurare comunque due pasti al giorno a queste persone, non lo so. So che è comunque uno dei cancri che bisognerà combattere. Anche nel corso dell’ultima riunione della Federmoda Italia è emerso che il lassismo delle istituzioni sta trasformando le città in mercati a cielo aperto, con un’illegalità dilagante: quello che fatturiamo in meno noi viene assorbito dal mercato abusivo, tutto in nero. Se questa piaga venisse arginata forse potremmo andare di più incontro ai consumatori».