«Finita la caccia al nido Col bonus alla mamma, il bebè può stare a casa»

Augusto Pozzoli

Un problema di stagione che si ripropone ormai da anni: la caccia a un posto nei nidi, per bimbi fino a tre anni che il neo assessore alla Famiglia, educazione e servizi sociali Mariolina Maioli intende affrontare con una proposta rivoluzionaria: il bonus bebè. «Voglio offrire alle mamme – spiega – una soluzione alternativa al nido. Preferisce stare di più col figlioletto senza perdere i vantaggi economici di riprendere a lavorare? Il Comune interviene erogando un contributo finanziario sostitutivo del mancato guadagno lavorativo e così si risolvono in un colpo due problemi: consentire a chi lo vuole di tenersi accanto il bimbo ancora troppo piccolo, liberando in tal modo dei posti ai nidi, e metterli più agevolmente a disposizione di chi non ne può fare a meno e comunque predilige questa scelta».
Assessore, e i soldi per sostenere questa iniziativa?
«Se pensiamo a quel che costa al Comune un posto in un nido, soprattutto quando si tratta di fare uno sconto necessario sulla retta a una famiglia con basso reddito, penso che alla fine in questo modo si arriverà addirittura a realizzare un notevole risparmio economico».
Su quali premesse si realizza questo intervento?
«Sono le competenze che mi sono state attribuite che mi facilitano la possibilità di sviluppare una nuova politica in favore della famiglia: il fatto che Educazione e Servizi sociali siano stati aggregati in un unico assessorato corrisponde a un dato di realtà importante: il superamento della distinzione fra i due ambiti. Perché nella realtà è difficile stabilire dove finisce il problema sociale e dove inizia quello educativo. Una visione integrata dei problemi mi pare il modo più corretto per dare risposte veramente soddisfacenti ai bisogni delle persone».
Gli altri servizi educativi avranno la stessa impronta?
«Tutte le nostre scuole devono scoprire di avere oggi un ruolo diverso e più aggiornato. Devono essere dei servizi flessibili in grado di tener conto delle più disparate problematiche del territorio. Perché, ad esempio, occuparsi solo dei bambini e non anche dei loro genitori? Come si può pensare che una mamma immigrata consenta al figlio di imparare la nostra lingua e lei continuare a non essere in grado di comunicare correttamente con il suo vicinato? Allora portiamo a scuola anche le mamme che vogliono imparare l’italiano. E magari, quando ci sono, diamo loro la possibilità di seguire corsi per imparare a cucinare i nostri piatti, oppure a sapersi orientare nelle scelte di tipo igienico e sanitario. Questa mi pare una strada adeguata per fare veramente integrazione, la vera sfida che sta di fronte a tutta la città».
E l’emergenza anziani?
«È l’altro grande problema che sto affrontando. Quando mi sono insediata gli uffici mi hanno annunciato che si stavano organizzando per aprire un servizio d’emergenza a partire dal 20 luglio. Ho detto subito come la pensavo: perché aspettare, soprattutto col caldo che fa? Li ho messi subito all’opera, il servizio estivo è già attivo. Ogni giorno ho un resoconto di tutti gli interventi che vengono effettuati, Soprattutto i casi più critici: ci sono tremila anziani a rischio in città per le condizioni in cui vivono, non bisogna lasciarne solo neanche uno. Sarò a Milano tutta l’estate a seguire personalmente la situazione».