Finita la favola, Ségolène ha stancato i francesi

Per le presidenziali del 2012 emerge il terzo incomodo Manuel Valls

da Parigi

Chi di sondaggio ferisce di sondaggio perisce. È la morale insita nell'esperienza politica di Ségolène Royal, che due anni fa conquistò a suon di sondaggi (a lei favorevoli) la candidatura ufficiale del Partito socialista francese all'Eliseo (salvo poi perdere il ballottaggio decisivo del maggio 2007 contro il leader della destra Nicolas Sarkozy), ma che adesso è in difficoltà nella corsa alla segreteria del suo partito, cosa evidenziata da una nuova raffica d'indagini demoscopiche.
Il prossimo novembre la principale formazione politica della sinistra transalpina, attualmente all'opposizione, si riunirà a congresso a Reims per scegliere il suo nuovo leader, ossia il personaggio che avrà molte chances di sfidare Sarkozy alle presidenziali del 2012. Tre persone hanno cominciato a battersi per quella poltrona: il sindaco di Parigi Bertrand Delanoë (nato a Tunisi nel 1950), Ségolène Royal (nata a Dakar nel 1953) e il "giovane" Manuel Valls, nato a Barcellona nel 1962. La Royal si è ufficialmente candidata alla guida del partito e gli altri due hanno pubblicato (curiosamente presso lo stesso editore parigino, Robert Laffont) libri per esporre il proprio programma politico, che ha vari punti in comune perché si tratta di una revisione in senso socialdemocratico della vecchia ortodossia socialista: «De l'audace!» («Un po' d'audacia!») è il titolo del volume di Delanoë e «Pour en finir avec le vieux socialisme... et être enfin de gauche» («Per farla finita col vecchio socialismo ed essere finalmente di sinistra») è quello dell'opera di Valls.
Se il rampante Valls può essere soltanto un terzo incomodo, la Royal e Delanoë sono impegnati in una sfida all'ultimo sangue, da cui dovrebbe scaturire il nome del futuro leader della gauche. Ieri il quotidiano Le Figaro ha pubblicato un sondaggio che non lascia dubbi: Ségolène ha stancato i francesi. L'opinione pubblica, che due anni fa sembrava sedotta dal suo charme politico e femminile, prova oggi un senso di profonda sfiducia nei suoi confronti. Le cifre parlano chiaro: secondo il 49 per cento dei francesi il prossimo segretario generale del Partito socialista sarà Delanoë, secondo appena il 18 per cento sarà la Royal e secondo il 33 per cento sarà qualcun altro (in caso d'impasse i pretendenti potrebbero spuntare come funghi).
Anche gli altri sondaggi realizzati negli ultimi tempi dimostrano la tendenza dell'opinione pubblica a vedere in Delanoë, piuttosto che nella Royal, il personaggio in grado di rinnovare una sinistra ancora in ginocchio dopo la duplice sconfitta del 2007: la battaglia per l'Eliseo e quella per il rinnovo dell'Assemblea nazionale. Certo quest'anno i socialisti hanno approfittato delle difficoltà di Sarkozy e hanno conquistato (o riconquistato) la guida di una raffica di amministrazioni locali in occasione delle elezioni dello scorso marzo. Ma il risultato principale - la conferma della sinistra alla guida di Parigi - si deve proprio a Delanoë, sindaco della capitale dal 2001. Quanto a Ségolène, il suo mito sembra ormai appassito. Con buona pace dei frettolosi commentatori (francesi e stranieri) che poco più d'un anno fa la descrissero come «la nuova Giovanna d'Arco» della sinistra transalpina.