«Finita l’era degli appaltoni»

Appartiene al passato «l’epoca degli “appaltoni” che hanno creato problemi alle piccole e medie imprese». Anche Gianni Alemanno, intervenendo all’assemblea annuale dell’Ater, insiste sul concetto di rottura, di cambiamento.
Lo si capisce dagli avverbi e dagli aggettivi che usa, su tutti «definitivamente» e «senza rimpianti». Se ne trova conferma nei temi che affronta in un discorso di largo respiro, ma che non perde mai di vista il nocciolo della questione, la necessità «di un modello chiaro di sviluppo». Di qui l’idea di costruire in tempi rapidi una banca di progetti legati all’edilizia e di aprirla anche ai mercati internazionali «che devono venire a muovere questa città». Di qui l’esigenza di ragionare con l’assessore all’Urbanistica Corsini, «a un nuovo regolamento edilizio», perché quello esistente ha già settanta primavere alle spalle e «deve essere rinnovato».
Un po’ come la società Risorse per Roma (partecipata per il 97 per cento dal Comune), che si occupa di valorizzare il territorio urbano e vendere il patrimonio immobiliare e che, a detta del sindaco, dovrebbe essere «completamente trasformata, per mettere fine a ogni invasione di campo nelle assegnazioni delle gare che devono essere riconsegnate al mercato».
L’emergenza casa, comunque, rimane una delle questioni più urgenti. «Oggi ci sono grandi distorsioni - ha ricordato Alemanno - sono d’accordo con la proposta del presidente Cremonesi che chiede la costruzione di 30mila alloggi di edilizia sociale». Per destinarli, in prima battuta, alle giovani coppie, al ceto impiegatizio che non riesce ad arrivare alla fine del mese e a chiunque abbia intenzione di entrare a far parte del tessuto sociale «nel rispetto della legge». «Il piano sicurezza - ha rimarcato infatti il primo cittadino - non ha sbocco se non si integrano anche i senza fissa dimora».
Non si può invece parlare di “qualità” della trasformazione urbana se non si agisce in maniera trasparente, creando sinergie tra il settore pubblico e quello privato. Tenendo sempre a mente che la libertà delle imprese «deve andare di pari passo con la loro responsabilità», di modo che crescita avvenga a tutti i livelli.