Finita la linea dura. Già scarcerati gli ultrà di Catania

Catania - Stupore e clamore. Perché nessuno se l'aspettava, visto la gravità dei fatti. Questi i sentimenti destati dalla decisione del Tribunale della libertà di Catania che su sette arrestati maggiorenni, in seguito agli incidenti del derby col Palermo, che causarono la morte dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, ha confermato solo un ordine di carcerazione. Cinque arrestati sono stati rispediti a casa agli arresti domiciliari e uno ha l’obbligo di firma giornaliero. Una decisione destinata a suscitare non poche polemiche, proprio per la discordanza di valutazione rispetto alle decisioni del Tribunale del riesame per i minorenni che invece ha confermato cinque arresti su sette. E la stessa Procura, secondo quando trapelato ieri, sta valutando di ricorrere in Cassazione contro queste decisioni del tribunale della libertà e di avanzare richiesta di giudizio immediato per gli indagati. Categorico, il procuratore, Renato Papa. «Ritengo che provvedimenti come questi decisi dal Tribunale della libertà, siano istituti che vanno applicati solo in casi eccezionali, ma certamente non in presenza di gravi atti di violenza, come quelli scoppiati a Catania il 2 febbraio. Dove, non dimentichiamolo, ci sono accusati che possono reiterare in circostanze simili i reati commessi».
Resta rinchiuso nel carcere minorile di Bicocca, A.S. il minore accusato dell'omicidio dell'ispettore Raciti. Per lui, già detenuto per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, l'accusa è concorso in omicidio volontario aggravato. Gli investigatori non hanno dubbi sulla sua colpevolezza. Ovviamente diversa, la versione del suo avvocato, Giuseppe Lipera, che spiega. «Noi siamo rimasti fermi all'interrogatorio dell'8 febbraio, in cui il giovane ha ammesso di aver partecipato a uno scontro con la polizia, ma di non aver ucciso Raciti. E dalle immagini riprese dalle telecamere dello stadio Massimino ribadisco che non emergono elementi tali da poter accusare il mio assistito dell'omicidio. Ho già presentato istanza di scarcerazione al Tribunale del riesame per i minorenni». Il ragazzo, intanto, in carcere continua ad andare a scuola (frequenta il quarto anno di un istituto tecnico industriale), guarda in tv le trasmissioni sportive, gioca a pallone con gli altri detenuti.
Paradossalmente, la notizia della scarcerazione degli ultras arriva proprio nel giorno in cui il Viminale continua a ribadire la volontà di adottare la linea dura, vietando deroghe per l'apertura degli impianti non in regola con il decreto Pisanu alle società che si erano offerte di abbassare la capienza al di sotto delle 10.000 unità. «Ci sono alcune situazioni paradossali», ha spiegato il vice capo vicario della polizia, Antonio Manganelli, parlando alle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato. Il paradosso è che le società, facendo ricorso al Tar, possono ottenere la sospensione del divieto. È il caso della Salernitana, il cui stadio non risponde nemmeno alle norme di sicurezza per permettere l'ingresso agli abbonati». E sull'utilizzo degli steward negli stadi, Manganelli aggiunge. «Ci sono due condizioni: dovrebbero essere formati insieme alle forze di polizia. Poi c’è il problema della loro connotazione giuridica: potrebbero essere equiparati agli ausiliari di pubblica sicurezza».