«Finiti i bonus, per noi vento in poppa»

In fondo al lungo tunnel della crisi, qualcuno ricomincia a vedere la luce. E come altre volte in passato, il recupero sembra partire proprio dall’alto di gamma, le cosiddette vetture premium divenute ormai una specialità delle marche tedesche, prima fra tutte Mercedes.Benz.
La conferma arriva da Vittorio Braguglia, direttore generale di Mercedes-Benz Italia, divisione del gruppo Daimler.
Dottor Braguglia, come va il mercato delle auto di prestigio? Ci sono segnali di ripresa?
«Non abbiamo partecipato lo scorso anno alla festa degli incentivi, che favorivano le vetture più piccole e meno costose, ma ora abbiamo il vento in poppa e stiamo recuperando terreno sia in termini di volumi sia di quote di mercato».
E la sfida ormai tutta tedesca, occero con Aude e Bmw, con gli altri produttori di vetture premium?
«Mercedes ha clienti diversi da quelli che sono considerati i suoi concorrenti. In ogni caso, la competizione aiuta. Noi e anche i rivali. Ci stimola a fare sempre meglio. E questo va a vantaggio soprattutto dei clienti».
Dalla Smart alla Mercedes Classe S, dai veicoli commerciali alla Maybach, il gruppo Daimler ha un prodotto per ogni esigenza. Ma per correre dietro a tutti i clienti non si rischia di disperdere eccessivamente le energie?
«Devo ricordare che il nostro gruppo ha inventato l’automobile ben 125 anni fa e da allora non ha mai smesso di esplorare tutte le possibilità. Per noi, va bene qualsiasi prodotto che sia d’aiuto alla mobilità. Oggi la gamma dei marchi che fanno parte della famiglia Daimler spazia dalle berline tradizionali con motori a combustione interna alle ibride e alle elettriche, da vetture che puntano sulla razionalità e la versatilità ad altre, come la Sls e da ultimo la nuova Cls, capaci di suscitare emozioni in chi le guarda e le guida. La nostra ambizione è solo quella di fare tutto meglio degli altri».
È vera gloria, quella delle automobili ecologiche, oppure solo un’astuta formula di marketing?
«Una cosa è certa: oggi la clientela è più attenta, e in futuro lo sarà ancora di più, all’aspetto della compatibilità ambientale delle auto. Ridurre le emissioni di anidride carbonica non è un’ossessione, ma un0esigenza a cui, con le nostre vetture cerchiamo di dare una risposta valida: dobbiamo far sì che le macchine diventino il più efficienti possibile sotto il profilo della conservazione dell’energia, senza per questo rinunciare a fornire buone prestazioni».
Tutte le case automobilistiche riservano ormai una grande attenzione al design delle loro vetture. Come si sta evolvendo lo stile di Mercedes?
«Il nostro marchio è fin dalla nascita sinonimo di lusso. E sempre di più di dinamismo. In qualche settore la nostra clientela rimane fedele a un’impostazione classica, che stiamo attenti a mantenere, reinterpretandola in chiave attuale. In altre aree, invece, usiamo un linguaggio molto più moderno, oserei dire persino futuristico».
Al recente Salone di Parigi, Smart e Mini hanno presentato in contemporanea il concept di uno scooter elettrico. Coincidenza o spionaggio industriale?
«Con Smart abbiamo già rivoluzionato la mobilità urbana. La Smart a due ruote può essere un’evoluzione di questo concetto: un oggetto mirato soprattutto a fare breccia nel cuore dei giovani. Ma la faremo solo se la nostra proposta avrà un riscontro adeguato. Mini, a sua volta, ha una storia di rilievo in questo campo, e così si spiega anche la sua proposta».
Da adesso a fine anno, quali novità sono in arrivo con il marchio della Stella?
«Stiamo lanciando la Classe R rinnovata nell’estetica e nei contenuti. E poi la nuova generazione della Cls, un modello di successo che ha inaugurato una nuova nicchia, quella delle grandi coupé a quattro porte, nella quale sono entrati poi anche altri concorrenti. Grazie anche a questi modelli contiamo di proseguire il nostro trend positivo, che in ogni caso non dipende da una rincorsa ai numeri. Noi siamo per una crescita sana. Abbiamo mantenuto il nostro approccio anche nel momento in cui la crisi ha mandato tutti al tappeto. Non lo cambieremo di certo adesso».