FINITO IL TEATRINO TOCCA AL TEATRO

Oggi parlerò di sport, di Genoa per la precisione. Ma, come spesso accade, credo che parlare di sport sia il miglior modo per parlare della città, dell’imprenditoria, della politica, della società genovese e ligure. Soprattutto, cercherò di parlare di vita. Per una volta, senza dare nessuna notizia. Ma solo per provare a trasmettervi un’emozione. La stessa che ho provato io. Qualcosa che è quasi impossibile da trasferire sulla carta - come si fa a descrivere la pelle d’oca? - ma che, al massimo, si può provare a raccontare.
Oggi parlerò di sport, di Genoa per la precisione, con alcune istruzioni per l’uso. E quindi mi scuso anticipatamente se vi faccio un po’ fare i fatti miei. Ma, in questo caso, è quasi inevitabile. Quindi, ecco l’atlante delle mie passioni calcistiche: sono romanista; da buon bergamasco simpatizzo per l’Atalanta; e da buon genovese e ligure d’adozione sono felice quando vincono Genoa e Sampdoria. Sono talmente bipartisan, quasi tripartisan, forse polipartisan, direi, così come lo siamo tutti qui in redazione, che ci fanno piacere anche le vittorie dello Spezia, così come quelle di tutte le squadre liguri. Poi, certo, ognuno ha le sue simpatie personali, ci mancherebbe altro. Ma chiunque lavora in un giornale locale sa che buoni risultati portano copie e che le tirature crescono a seconda dell’andamento delle squadre.
Insomma, tutto questo pistolotto per dire che sono felice se il Genoa vince, ma non sono genoano a denominazione di origine controllata. E anche per dire che - nonostante questo - domenica l’altra, quando Emanuele Dotto, ottimo radiocronista genovese e assessore mancato della giunta mancata di Enrico Musso, da Piacenza, prima ha annunciato il gol di Allegretti e poi la fine della partita del Garilli, mi sono commosso. Senza rendermene conto, senza avere un perchè, senza essere direttamente interessato. Eppure, avevo gli occhi lucidi e goccioloni mi scendevano sulle gote. Credetemi, qualcosa di bello. Qualcosa da pelle d’oca. Senza che fosse la mia squadra. In quel momento, confesso, ho invidiato moltissimo i genoani.
Dopo quelle emozioni e anche grazie a quelle emozioni, mi ha fatto doppiamente piacere l’invito di Enrico Preziosi a festeggiare la promozione con lui e con la squadra a Desenzano, al teatro Alberti, un locale trasformato dal presidente del Genoa in un ristorante di lusso dove è possibile assistere a musica e danze dal vivo. Un riguardo nei confronti del Giornale e di tutti voi che, a Genova, è quasi una rarità. Per di più - e poi giuro che la smetto con i fatti miei - per me il Joker è il nemico pubblico numero uno: Federico, Francesco e Filippo, i miei bimbi, si eccitano solo a sentire la musichetta e il jingle «Giochi Preziosi» o «Preziosi collection». In casa mia, mio malgrado, si mangiano patatine «Salati Preziosi» e non mancano mai golosità griffate «Dolci Preziosi», alla faccia del mio cuore giallorosso e anche del livello di trigliceridi e del bon ton della corretta alimentazione. (...)