Finlandia, una strage progettata da sei anni

da Helsinki

Dopo la strage, le polemiche: la Finlandia è sconvolta per il secondo massacro in meno di un anno in una scuola, e nel Paese si è riacceso il dibattito sulla legge che consente il possesso di armi. Quella di martedì nel college di Kauhajoki, 300 chilometri a nord-ovest della capitale Helsinki, è stata una strage pianificata nel dettaglio: Matti Saari, il killer di nove studenti, tra cui otto ragazze, ed un professore (ma il bilancio è ancora provvisorio: uno dei feriti è in gravi condizioni) aveva pensato alla strage sin dal 2002 ispirandosi a quella di Columbine (1999): lo ha scritto in un biglietto trovato dalla polizia nella sua casa, dove viveva da solo, con un gatto.
L’identificazione delle vittime sarà difficile perché l’assassino ha cosparso i cadaveri con del liquido infiammabile appiccando poi il fuoco. Saari, secondo la ricostruzione del quotidiano Helsingin Sanoma, ha fatto irruzione nella classe dove 20 compagni stavano sostenendo un esame e ha lanciato una bottiglia incendiaria prima di sparare con la Walther P22 acquistata in agosto. Intanto in Finlandia è bufera politica: nell’occhio del ciclone la polizia, oggetto di un’inchiesta per far luce sulle ragioni per cui non ha saputo impedire la sparatoria, pur avendo interrogato 24 ore prima Saari. L’ispettore che lo ha ascoltato è stato messo in «congedo malattia». Il ministro dell’Interno, Anne Holmlund, ha annunciato un giro di vite sulle armi: le modifiche legislative, ha spiegato, consentiranno alla polizia di avere un identikit più preciso di coloro che richiedono un porto d’armi.