Finmeccanica convoca il cdaIn ballo c'è l'uscita di scenadel presidente Guarguaglini

Il prossimo consiglio d'amministrazione del gruppo industriale deciderà sulla sorte dell'attuale presidente, che sulle sue dimissioni non si espone

Pier Francesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica, non sembra ancora intenzionato a dare una risposta a chi gli chiede se lascerà la guida del gruppo. Rimane quindi ancora in forse quella "soluzione rapida" che il premier aveva auspicato nei giorni scorsi. Mario Monti sperava in un passo indietro volontario e che fosse possibilmente realizzato anche in tempi rapidi, in modo da assestare la situazione del gruppo Finmeccanica, vista l'indagine per frode fiscale e l'accusa rivolta a Guarguaglini di aver creato fondi neri da destinare al pagamento di politici.

Se Guarguaglini non dovesse decidere per l'abbandono del posto che attualmente ricopre, si dovrebbe arrivare al consiglio d'amministrazione, convocato per il prossimo primo dicembre, nel quale verrebbero discusse le deleghe del 74enne livornese. All'ordine del giorno del cda, secondo quanto comunicato dalla stessa Finmeccanica, ci sarebbe proprio "la revisione delle deleghe e il conferimento dei poteri secondo la delibera del 4 maggio 2011. Deliberazione inerenti e conseguenti". Resta in piedi anche l'ipotesi più drastica, quella della caduta dell'intero consiglio. Per provocarlo basterebbe che a dimettersi sia un terzo dei componenti, quattro sui dodici totali. E proprio quattro sono i rappresentanti dell'azionista pubblico, il ministero del Tesoro, che possiede qualcosa più del 30% della società. La conseguenza del gesto sarebbe l'elezione di un nuovo consiglio.

Relativamente alle vicende di questi giorni, Guarguaglini ha preferito non esporsi. "Siccome qualunque cosa io dico viene interpretata, posso solo dire che la prossima settimana c'è un consiglio di Amministrazione. Per il resto preferisco stare zitto", ha detto il presidente di Finmeccanica ai microfoni del Tg1. In aggiunta, al Fatto Quotidiano, il presidente ha dichiarato di non avere avuto pressioni in merito alle sue dimissioni, nè da parte del governo nè da parte del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Catricalà, con il quale si è incontrato. Ha poi però negato di aver mai detto che le parole di Monti fossero solo una battuta.