Finora hanno pagato in pochi. Pessimista il senatore Cesare Cursi: «Le misure adottate nel campo della sanità vanno a svantaggio dei più deboli» Non «ingrana» il ticket per i codici bianchi Tante incomprensioni e lamentele a raffica: le nuove norme

Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino allora è lecito preoccuparsi. Fin qui sono davvero pochi quelli che hanno pagato il ticket per i codici bianchi stabilito dalla Finanziaria di quest’anno. Sempre più numerose invece le lamentele: «Venticinque euro sono troppi - ha detto una donna che era in attesa del suo turno al Cto della Garbatella - in questo modo si penalizza chi ha un reddito basso e non gode di esenzioni». Dello stesso avviso un uomo interpellato sulla questione mentre si apprestava a lasciare il nosocomio romano: «Per una visita radiologica ho dovuto sborsare 46 euro - ha sbottato, riferendosi all’aumento della somma di compartecipazione alla spesa sulle visite specialistiche - ditemi voi se questa è giustizia». Dichiarazioni che contribuiscono a rendere palpabile il malcontento che aleggia nelle sale d’attesa degli ospedali. Le nuove misure entrate in vigore nei pronto soccorso pare insomma che non vadano giù ai cittadini. Ne tanto meno al personale sanitario: «I ticket sono troppo onerosi - ha affermato un medico di guardia - oltretutto da noi gli sportelli chiudono alle sette e mezzo di sera e presto o tardi la gente si accorgerà che per evitare di metter mano al portafoglio basta arrivare alle 20». Parole che alludono a un clima di disorganizzazione diffuso, incentivato dalla mancanza d’indicazioni da parte della direzione sanitaria. Nel vicino ospedale Sant’Eugenio la situazione ieri si presentava più o meno identica. Una ragazza arrivata al pronto soccorso per un forte mal di schiena ha confessato con piglio smarrito: «Non ho ancora capito se devo pagare oppure no».
Altrettanto allarmante lo scenario fuori città. I responsabili dei presidi di Viterbo, Tarquinia, Montefiascone e Civita Castellana non hanno ancora ricevuto alcuna disposizione circa le modalità con cui applicare la direttiva contenuta nella finanziaria. «Non possiamo far pagare nessuno - dicono al pronto soccorso di Belcolle - perché non sappiamo come fare».
Scuote la testa il senatore Cesare Cursi, vicepresidente della commissione Sanità di Palazzo Madama: «In sede di approvazione della Finanziaria avevamo presentato un emendamento per l’abolizione del ticket sia per i codici bianchi che per le visite specialistiche. Riteniamo che siano assolutamente ingiustificati e ingiusti. Soprattutto nei confronti delle categorie cosidette fragili, composte da giovani, anziani e disabili, che necessitano di un sostegno economico maggiore da parte dello Stato». A fronte di come stanno andando le cose il senatore non può fare altro che sottolineare come i fatti adesso gli stiano dando ragione. «In queste ore si stanno rilevando enormi difficoltà nei sistemi di riscossione introdotti dai vari ospedali romani». Si va, in effetti, dal «non sappiamo nulla» al «ripassi nei prossimi giorni» fino a «le manderemo la richiesta a casa». Di questo caos - fa notare l’esponente di An - si è accorto perfino il presidente dell’Azienda di Sanità pubblica del Lazio Lucio D’Ubaldo. «Per quanto riguarda poi i costi derivanti dalla riscossione - prosegue Cursi - li vedremo al momento opportuno. Resta il fatto, intanto, che le misure adottate dalla Finanziaria nel campo della sanità sono tutte a svantaggio dei cittadini, in particolare di quelli più deboli».