Finpart, quattro arresti eccellenti

Coinvolto anche l’ex direttore generale della Popolare Intra, Giovanni Brumana

Laura Verlicchi

da Milano

Dal sogno di un polo del lusso italiano alle manette. Finisce così, con quattro arresti eccellenti, l’avventura di Finpart, fino a pochi anni fa una delle più grandi holding della moda, dichiarata fallita dal Tribunale nello scorso ottobre. Le ordinanze di custodia in carcere hanno colpito l’ex ad Gianluigi Facchini, il suo successore, l’immobiliarista Gianni Mazzola, l’ex direttore generale di Banca Popolare di Intra, Giovanni Brumana (ritenuto responsabile dell’enorme esposizione dell’istituto verso la Finpart), e l’ultimo proprietario della Cerruti Holding, Michele Paoloni, arrestati dai nuclei regionale e provinciale della Polizia tributaria della Finanza all’aeroporto di Linate, di ritorno dagli Usa.
A Facchini, Mazzola e Brumana il gip di Milano Piero Gamacchio contesta il reato di bancarotta fraudolenta aggravata, mentre a Paoloni, in concorso con Mazzola, l’aggiotaggio «per aver attuato una manipolazione borsistica sul prezzo del titolo della Schiapparelli 1824, società farmaceutica di cui Mazzola è ad».
Nelle 150 pagine di ordinanza, si legge tra l’altro che Facchini avrebbe «sistematicamente contattato le persone» che venivano citate come testimoni dalla procura di Milano, con cui avrebbe «convenuto le dichiarazioni che avrebbero rese e che poi hanno rese», e «fatto trasferire la documentazione di sua pertinenza e probabilmente utile alla ricostruzione documentale dei profili di responsabilità ad egli ascrivibili». E sempre Facchini resta indagato dal pm Luigi Orsi per falso in bilancio, assieme agli altri membri del cda di Finpart, tra cui spiccano i nomi del banchiere Ubaldo Livolsi, di Michele Carpaneda e di Yousef Abdelmaula, vicepresidente della Lafico, la principale banca di investimenti libica.
È stato un attuale manager della Popolare Intra a ricostruire davanti ai magistrati i metodi utilizzati da Finpart per occultare l’enorme indebitamento. «Il primo è di conferire denaro, ancorché temporaneamente, a garanzia del fido» - ha detto. Un altro modo è quello di non segnalare i rapporti tra società collegate che a norma della Banca d’Italia dovrebbero essere indicati. Per Finpart furono utilizzati entrambi i sistemi: «Ricordo che Brumana mi dettava direttamente la condotta da seguire, quindi mi diceva di omettere il collegamento da me messo in discussione».
L’indagine su Finpart, che nel suo momento d’oro vantava un bouquet di marchi prestigiosi (Cerruti, Frette, Moncler, Henry Cotton’s, Best Company, Maska, Marina Yachting e Boggi), partì dopo che non riuscì a rimborsare nel 2004 un bond per 211 milioni. Una crisi cominciata con l’11 settembre.
Proprio all’autunno 2001, infatti, risalgono le prime manovre messe in atto da Facchini per sostenere il titolo barcollante: operazioni per le quali l’ex presidente di Finpart ha patteggiato il 5 aprile scorso, per insider trading, tre mesi di reclusione poi convertiti in pena pecuniaria.