Finta pace Pd-Vincenzi E l’assessore è di sinistra

(...) Io voglio solo una cosa: portare a punto di irreversibilità le scelte strategiche che ho fatto. Questo è il mio unico obiettivo», dice Vincenzi. «Per lasciarle poi a qualcun altro?», la incalza il direttore Davide Lentini le viene chiesto. «Lo vedremo - replica il sindaco - a quel punto potrebbe venirmi voglia di portarle avanti e quindi mi candiderò, oppure potrei considerare che sia meglio che le mandi avanti qualcun altro».
Insomma, il rapporto con il partito è tutto ancora da rinsaldare. Ma perché tanti attriti? «Succede ovunque ci siano delle personalità. Ecco, ad alcune personalità, il fatto che ogni tanto io affermi, anche con i comportamenti, la mia personalità, ha sempre destato sospetto - confida Marta Vincenzi - Sono vent’anni che immaginano che ci sia dietro qualcosa». Tanto che nell’intervista a Babboleo News, la sindaco svela di essere stata costretta a mostrare il suo pedigree. «L’ho detto durante l’incontro: ero iscritta al Pci fin dai tempi di Berlinguer, poi sono passata ai Ds, poi sono stata fondatrice a livello nazionale dell’Ulivo, e poi mi sono ritrovata anche nella direzione nazionale di questo Pd». Lentini non si fa sfuggire l’occasione e la domanda diventa l’innesco di una miccia. Le piace questo Pd? «Non mi piace - va subito al sodo la sindaco - Anche perché secondo me non è ancora nato. Passato questo tsunami del governo, bisognerà recuperare le spirito dell’Ulivo».
Lorenzo Basso, ma anche Simone Mazzucca, Victor Rasetto, Giovanni Lunardon, Alberto Villa, rappresentano la nuova classe dirigente del partito. Marta Vincenzi ne ha anche per loro. «Sono giovani, e questo è un valore - premette la sindaco - Noi abbiamo fatto bene a puntare sui giovani, però bisogna dare loro il tempo di crescere. Loro hanno il diritto di formarsi, e noi abbiamo il diritto di chiedere loro che si sbrighino un po’ a formarsi». E dire che secondo Basso era «tutto risolto».