Le finte assunzioni coop in Emilia non sono reato

Stefano Filippi

«È noto che l'orientamento della stragrande maggioranza delle toghe emiliane è per Magistratura democratica. Non c'è dubbio che esiste un'affinità ideologica con i partiti della sinistra al potere dal dopoguerra». Non lo dice Silvio Berlusconi quando spiega come funziona il «pentagono rosso». Sono parole di uno che in Emilia ci è nato, il modenese Carlo Giovanardi, ministro Udc. Uno che da anni combatte gli intrecci fra enti locali, coop rosse e partito della falce e martello; grovigli che spesso hanno risvolti giudiziari e finiscono sempre allo stesso modo: «Scopri un malcostume, lo documenti nero su bianco, lo denunci pubblicamente, poi tutto finisce nel nulla - dice il ministro -. Nessuno interviene non dico per condannare, ma neppure per impedire che quello che è stato scoperto e denunciato possa essere portato a termine».
Uno scandalo clamoroso ma passato sotto silenzio documenta l'uso di due pesi e due misure nelle aule di giustizia delle regioni rosse. La vicenda risale ai primi Anni 90, quando Mani pulite catalizzava l'attenzione generale. Fu l'Inps a sollevare il sipario. Da una serie di controlli, l'istituto previdenziale aveva notato che i funzionari del Pci-Pds eletti a incarichi pubblici (sindaco, assessore, consigliere comunale, eccetera) si erano licenziati per essere contestualmente assunti da strutture della Legacoop.
Centinaia di persone in tutta Italia, ma soprattutto nelle regioni governate dalla sinistra (Emilia, Toscana, Umbria), avevano chiuso il «triangolo rosso» passando dal partito alla guida degli enti locali attraverso le coop. Come a biliardo: colpo, sponda, buca. Perché non hanno continuato a fare i funzionari di Botteghe Oscure? Non si trattava di nascondere la triplice veste (ex funzionari del Pci-Pds, dipendenti in aspettativa di cooperative, amministratori pubblici) con cui si interessavano di piani regolatori e concessioni edilizie. Era questione di soldi.
La legge infatti consente ai lavoratori dipendenti diventati pubblici amministratori di mettersi in aspettativa, raddoppiando l'indennità di carica a spese del Comune e scaricando sul Comune stesso il versamento all'Inps dei contributi che toccherebbero al datore di lavoro. Ma un emendamento alla legge proposto da Marco Pannella, nemico storico della «partitocrazia», precluse questo beneficio ai dipendenti dei partiti. Insomma, un funzionario del Pci che fosse stato eletto sindaco non avrebbe goduto della doppia indennità mentre i suoi oneri previdenziali sarebbero rimasti sulla groppa del Bottegone.
Il Pci tuttavia trovò il sistema di eludere la legge. I dipendenti diedero le dimissioni dal partito, furono fatti assumere dalle coop rosse e immediatamente messi in aspettativa. L'intera giunta comunale di Modena, sindaco e otto assessori, fu assunta alle 9 dalla Libreria cooperativa Rinascita e messa in aspettativa alle 9,05. Doppio stipendio e contributi a carico dello Stato, non più del partito.
I rilievi dell'Inps finirono sui tavoli delle procure. Furono aperte inchiesta in tutta Italia; soltanto in Emilia Romagna 66 amministratori comunisti, socialisti e repubblicani furono indagati per l'irregolarità della loro posizione. Ed ecco scattare la disparità di trattamento: insabbiamento nelle regioni rosse, condanne altrove. L'ex sindaco socialista di Vercelli, Fulvio Bodo, ebbe un anno e otto mesi di reclusione (sentenza confermata in Cassazione) per truffa perché era stato assunto fittiziamente da una società immobiliare per poter andare in aspettativa e lucrare la doppia indennità. In Emilia, invece, solo archiviazioni.
Per il senatore Terzo Pierani, sindaco Pds di Riccione, non c'erano prove che non avesse mai lavorato per la società che l'aveva messo in aspettativa. A Modena invece il gip archiviò perché il fatto non costituiva reato: «L'assunzione corrispondeva a una opzione professionale che il partito (precedente datore di lavoro) offriva ai suoi ex funzionari nel momento in cui ragioni di opportunità politica - si deve riconoscere, lodevoli - sconsigliavano di mantenere alle dipendenze dell'apparato gli eletti in cariche pubbliche». Quello che a Vercelli è reato, a Modena è comportamento «lodevole» per un sindaco pds.
(2. Continua)