Finti poliziotti per un’esecuzione in stile mafioso

Venerdì sera Francesco Carvelli è in un bar di Rho quando arriva un’auto con il lampeggiante. Scendono in tre con le pettorine della polizia: «Vieni con noi in questura, una formalità». Per uno con il suo cognome non è proprio una cosa sconvolgente. Francesco li segue senza sospettare. La vettura però non si dirige verso Milano ma Garbagnate, per poi fermarsi nel parco delle Groane. Dai lividi sui polsi e sulle braccia sembra che il ragazzo sia stato ammanettato a un albero e poi ucciso: un colpo solo, calibro 7.65 alla testa. Un delitto «organizzato», da veri professionisti, non certo una bravata per qualche pizzico di coca o per una donna contesa. Qualcosa di più. Un regolamento di conti di stampo mafioso. Ad arrovellare ulteriormente gli investigatori i tre proiettili trovati accanto al cadavere: una semplice, ma poco credibile, dimenticanza o il segno che altri tre Carvelli-Sabatino cadranno in questa guerra?