Il finto talebano negozia la pace Poi scappa con i dollari degli Usa

L’ambasciatore si spacciava per un mullah, ma era un
impostore. Gli americani e Karzai pensavano di aver fatto grandi
progressi: tutti beffati

«Tu vuo' fa' o' talebano» era il divertente tormentone musicale che prendeva in giro Osama bin Laden nel 2001, ma questa volta in Afghanistan la farsa ha superato l'immaginazione. Un impostore si è presentato al segretissimo tavolo della pace con il governo afghano spacciandosi per il numero due di mullah Omar, il leader guercio dei talebani.

Nella sceneggiata tragicomica ci è cascata anche la Nato, che ha prelevato con i suoi aerei il truffatore in Pakistan scortandolo in Afghanistan. La stessa Casa Bianca ha imposto al New York Times, che per primo aveva tirato fuori la storia dei colloqui segreti, di non fare il suo nome per evitare che lo facessero fuori e che saltasse tutto.

Ieri, sempre il quotidiano di New York, ha rivelato che l'afghano presentatosi per tre volte a discutere di pace come mullah Akhtar Mohammed Mansour, era un impostore. E pure di prim'ordine, perché nel frattempo è riuscito a intascarsi fruscianti mazzette di dollari americani, per non mollare il negoziato. Se non fosse una specie di presa in giro afghana, stile Amici miei, potrebbe essere anche peggio.

Non è escluso che l'impostore sia stato mandato avanti dagli stessi talebani per scoprire le carte di Kabul e della Nato o dall'intelligence pachistana per ottenere informazioni e creare confusione.
Secondo il giornale americano il finto mullah Mansour ha recitato perfettamente la parte. A tal punto che all'inizio del negoziato è andato a prenderlo in Pakistan un aereo della Nato per trasportarlo segretamente e in sicurezza a Kabul. Nella capitale il falso Mansour si sarebbe incontrato con lo stesso presidente afghano, Hamid Karzai, che smentisce indignato. E sottolinea: «Non credete alle notizie dei media stranieri sugli incontri con i capi talebani. Si tratta in gran parte di menzogne e propaganda».

Una fonte diplomatica occidentale del New York Times, invece, ammette tristemente che l'uomo spacciatosi per Mansour» non è lui e «gli abbiamo anche dato un sacco di soldi». Oltre a scortarlo in giro per partecipare al tavolo negoziale assieme ad altri due comandanti talebani, o pseudo tali.

Il vero Mansour è l'ex ministro dell'aviazione del regime talebano negli anni novanta. Neppure il sito dell’Interpol ha una sua foto, ma è ricercato come terrorista nella lista nera dell'Onu. Nato nel 1960 a Kandahar viene descritto «forte e cicciotto». Il vero Mansour è uno dei comandanti più fidati di mullah Omar, che si rifugiava in Pakistan. Dal 2006 è rientrato in Afghanistan diventando il governatore ombra della provincia di Kandahar, la culla del movimento talebano.

Un'ottima pedina per trattare la pace. Peccato che non fosse lui. Gli americani avevano fin dall'inizio qualche dubbio, ma facevano buon viso a cattivo gioco. I servizi afghani lo hanno immortalato di nascosto per mostrare le foto ad alcuni insorti in galera. Sembra che nessuno lo ricordasse bene di persona.

La farsa ha cominciato a incrinarsi al terzo giro di colloqui a Kandahar. Al tavolo era seduto anche un afghano che aveva conosciuto il vero Mansour. Finita la riunione ha informato le autorità di Kabul che non gli sembrava il comandante talebano. La Cia si è messa in moto e ha trovato dei riscontri per svelare la truffa.
Nel frattempo lo stesso comandante della Nato in Afghanistan, il generale David H. Petraeus faceva trapelare che erano in corso contatti ad alto livello per negoziare la pace. Solo mullah Omar continuava a dire che le trattative «sono solo chiacchiere». Il problema è che il falso Mansour aveva lasciato ben sperare evitando di chiedere l'incondizionato ritiro delle truppe straniere.

Nel gioco degli specchi della guerra afghana c'è chi teme che l'impostore sia stato arruolato dall'Isi, il potente servizio segreto pachistano, che ostacola qualsiasi negoziato al di fuori del suo controllo. Fra i mediatori di Kabul qualcuno spera che il finto Mansour sia stato mandato avanti dagli stessi talebani per tastare il terreno. E sognano che l'Alberto Sordi afghano possa rispuntare al prossimo incontro negoziale. Per ora è scappato con la cassa volatilizzandosi nel nulla.
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