Finto terapeuta di una psico-setta a giudizio per abusi su due donne

Aveva condizionato psicologicamente due donne convincendole a seguire le sue "terapie". Sedicente medico accusato di due stupri è stato rinviato a giudizio. Il mistero della psico-setta

Milano - Rinviato a giudizio Antonio Morello, il 67enne che tra il 1999 e il 2002 avrebbe violentato due donne inducendole a credere che l'unico modo per superare i disturbi, derivati da inesistenti molestie sessuali subite da piccole, fosse quello di sottoporsi a una terapia individuale con lui in veste di "maestro" della psico-setta "The sacred path".

L'indagine di Bari Il processo è stato deciso dal giudice per l’udienza preliminare Giulia Turri e comincerà il 20 aprile davanti al collegio della quinta sezione penale. Il procedimento, seguito dal pubblico ministero Giovanni Polizzi, deriva dallo stralcio della posizione di una delle dieci persone accusate a Bari, dove la setta aveva la sede operativa, di aver organizzato in tutta Italia numerosi seminari a pagamento, facendo credere ai partecipanti affetti da cancro o Aids di poter risolvere i loro problemi con il metodo Arkeon ideato da Vito Moccia, di Noicattaro ma residente a Milano. A Bari i dieci imputati sono stati rinviati a giudizio a fine settembre dal gup Marco Guida. Sono accusati formalmente dal pubblico ministero Francesco Bretone di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, esercizio abusivo delle professioni di psicologo e medico, violenza privata, maltrattamenti ai danni minore.

Due stupri A Milano, invece, la Procura persegue per competenza territoriale due episodi di stupro che si sarebbero verificati con le stesse modalità a casa di Morello tra il 1999 e il 2002. Condizionando psicologicamente le sue vittime con la falsa autorità derivante dalla qualifica di "maestro" all'interno della setta, le avrebbe convinte di essere state da bambine vittime di pedofilia e che per superare il trauma dovevano sottoporsi a una terapia particolare. Quindi, con l'aggravante di aver abusato della loro condizione di inferiorità fisica, le avrebbe costrette a subire atti sessuali. In un'altra occasione, si leggeva nella richiesta di custodia cautelare avanzata a suo tempo a Bari, l'uomo si sarebbe reso responsabile anche di uno stupro di gruppo. Questa contestazione, però, non è stata trasmessa a Milano e figura nel procedimento barese come violenza privata.