Fiom contro Fincantieri stile anni ’70: sciopero e blocchi degli ingressi

Pareva d’essere tornati al muro contro muro stile Anni Settanta, ieri mattina, a partire dalle 9 e mezza, davanti alle portinerie dello stabilimento Fincantieri di Riva Trigoso: tentativi di blocco degli accessi e molti camion carichi di lamiere costretti a restare all’esterno dei cancelli. Le ragioni dell’agitazione, voluta e attuata solo dalla Fiom-Cgil, nascono dalla tensione tra le stesse organizzazioni sindacali sui rapporti salariali e gli incarichi nel reparto Meccanica della Fincantieri, che a Riva Trigoso impegna 280 persone. La protesta è esplosa in contemporanea con il vertice in corso a Genova, in Confindustria, tra il direttore del settore Meccanica, il direttore dello stabilimento di Riva, il capo del personale e i rappresentanti sindacali della Fim-Cisl e Uilm-Uil, per firmare l’accordo su salari e integrativo. Ebbene, è proprio per questo che la Fiom-Cgil non ci sta e porta - o meglio, cerca di portare - la guerra a oltranza, fornendo l’impressione di voler far retrocedere l’orologio della storia sindacale e dei rapporti fra lavoratori e aziende.
«È una vera e propria scorrettezza - sostiene infatti Sergio Ghio, responsabile comprensoriale della Fiom, riferendosi alla posizione degli altri sindacati -. Abbiamo avuto mandato da quasi tutta la totalità dei lavoratori della Meccanica di Riva Trigoso a trattare in modo unitario una vertenza interna che rischia di rimandare indietro di quarant’anni i diritti dei lavoratori. Mentre stiamo andando a Roma per il vertice nazionale proprio sui temi degli integrativi, dei carichi di lavoro e delle scelte imprenditoriali italiane ed estere, veniamo a sapere che alla Confindustria genovese la direzione aziendale riunisce una parte di forze sindacali per chiudere un accordo capestro». Via libera, dunque, allo sciopero presso la sede di Riva Trigoso per la «decisione unilaterale dell’azienda - è spiegato in una nota - di procedere a una revisione dell’organizzazione del lavoro nell’area meccanica. «La delicatezza delle nuove mansioni richieste dall’azienda che richiederebbero agli operatori di eseguire i controlli e di certificare la conformità dei manufatti - aggiunge il sindacato della Cgil -, oltre a rappresentare un aggravio di lavoro al quale non corrisponde alcun riconoscimento economico e professionale, mette a rischio la sicurezza stessa del prodotto e dei lavoratori».
Non basta: la Fiom dichiara che la trattativa si è protratta negli ultimi mesi «senza essere arrivata ad alcun risultato positivo» e mercoledì scorso in cantiere si è svolta una assemblea di Fim Fiom Uilm «nella quale i lavoratori hanno ribadito la loro contrarietà a tale provvedimento. «Per questi motivi - è la conclusione lapidaria - e per ribadire la volontà di proseguire la trattativa unitariamente e in coerenza con quanto stabilito in assemblea, i dipendenti di Fincantieri chiedono all’azienda di rivedere le proprie posizioni e di ridiscutere la questione su basi nuove». Di tutt’altro avviso gli altri rappresentanti sindacali. In particolare, le segreterie Fim e Uilm, congiuntamente alle Rsu Fim e Uilm di Riva, tengono a precisare che «non fanno politica, e trattano assumendosi le proprie responsabilità nell’interesse dei lavoratori»; pertanto, aderiscono alla convocazione per il proseguimento della trattativa con l’azienda. Ritengono inoltre «sbagliato l’atteggiamento della Fiom, di cui è chiara la strumentalizzazione, che rompe l’unità sindacale e indebolisce i lavoratori nella trattativa».