«La Fiom? Strumentalizza le violenze»

Mentre affronta il lato più oscuro della crisi economica, l’industria metalmeccanica si trova davanti una controparte sindacale che, più o meno apertamente, giustifica episodi di violenza nei confronti dei manager. Presidente Ceccardi, come vive questo momento?
«Il momento è difficilissimo - risponde Pier Luigi Ceccardi, da circa un anno presidente di Federmeccanica -: l’industria metalmeccanica è quella che sta pagando il prezzo più alto della crisi, in termini di occupazione e produzione. Stiamo mettendo in campo tutti gli interventi possibili perché la crisi economica non si trasformi in crisi sociale. In particolare le imprese stanno facendo ricorso alla cassa integrazione ordinaria nella speranza che la crisi si fermi, e che si possa ripartire. Sarebbe stato più facile ristrutturare e utilizzare la cassa integrazione straordinaria, ma non lo abbiamo fatto. Questo è il messaggio che stiamo inviando alle nostre controparti».
Intanto, si stanno moltiplicando gli episodi di violenza nei confronti dei manager.
«In Italia, a differenza dei Paesi in cui si sono svolti questi episodi, opera un sindacato forte e diffuso, con grande potere contrattuale ma anche di indirizzo e mobilitazione. È una situazione che dà al nostro sindacato una responsabilità in più. Chi, come me, ha una certa età ricorda quando simili episodi sono accaduti in Italia. Anche da queste esasperazioni si è alimentato il terrorismo. Ne siamo usciti solo riscoprendo l’unità e la coesione».
Che cosa ha pensato leggendo le tesi «giustificazioniste» dei vertici della Fiom-Cgil?
«Quando ho letto sul Giornale le parole di Giorgio Cremaschi (leader nazionale della Fiom, ndr) che in pratica manifestavano più consenso che giustificazione alla pratica dei sequestri, sono rimasto inorridito. Ma mi hanno anche amareggiato le parole di Gianni Rinaldini (il segretario generale della Fiom, ndr). Ho avuto la netta impressione che, anziché prendere le distanze dalle violenze, le volesse giustificare e strumentalizzare. Sono tesi e argomenti che non mi avrebbero turbato più di tanto se espressi da gruppuscoli minoritari, ma che trovo profondamente sbagliati e pericolosi se espressi dai dirigenti di un importante sindacato come la Fiom. Mi sarei aspettato un «no» deciso, una presa di distanza, non le giustificazioni. E se le giustificazioni provengono dal maggiore sindacato dei lavoratori metalmeccanici, qualche preoccupazione nasce. Dovrebbero stare più attenti, e cercare di rendere più serena la discussione fra le parti».
La Fiom si è schierata contro la riforma del modello contrattuale. Rinaldini annuncia che non applicherà le regole dell’accordo separato nel prossimo rinnovo dei metalmeccanici. È una dichiarazione di guerra.
«Sì, i toni sono da dichiarazione di guerra. Oggi il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia firma una riforma che è arrivata al termine di un percorso difficile, sofferto. Durante questo percorso, la Cgil ha sempre e solo detto “no” a tutto. Tuttavia, ora è necessario abbassare i toni, con senso di responsabilità, per trovare la via d’uscita da una crisi senza precedenti. Altrimenti ci sarà un percorso conflittuale confuso, dove ognuno porta in alto le proprie bandiere senza pensare alle conseguenze. Se invece negoziamo in spirito di collaborazione, possiamo portar fuori l’Italia da questa situazione. Lo dice un imprenditore con 300 dipendenti che non ha chiesto una sola ora di cassa integrazione».
Nelle fabbriche bresciane si presenteranno, per un tour elettorale, Antonio Di Pietro e l’ex sindacalista Maurizio Zipponi. Che cosa ne pensa?
«Credo che sia un fatto meramente politico: Zipponi, che conosco bene da quando stava alla Fiom, si adegua al nuovo mestiere di candidato. Vanno per le fabbriche con l’intento di prendere voti, facendo il loro lavoro: le dirò, non mi stupisco più di tanto».