Fiorani ai giudici: «Così mi alleai con Unipol e Consorte»

L’ex ad della Lodi: «A febbraio 2005 Consob sapeva del concerto». La replica dell’Authority: «Non è vero, la manovra fu scoperta in aprile durante un’ispezione»

Stefano Zurlo

da Milano

Punta il dito contro la Consob, parla di Giovanni Consorte e della scalata Bnl, torna per l’ennesima volta sui politici cui avrebbe dato contributi. Gianpiero Fiorani torna in tribunale per la seconda puntata dell’incidente probatorio cominciato venerdì. In pratica, si anticipa, a porte chiuse, un pezzo del futuro processo. Nella precedente udienza, Fiorani aveva spiegato l’origine del progetto: il sogno di conquistare Antonveneta e creare così la Banca popolare d’Italia. «Non ci avesse fermato la procura... », aveva detto venerdì per poi concludere mesto: «In questa storia ho perso tutto». Questa volta fa mea culpa: «Mi assumo le responsabilità per gli errori che ho commesso».
Poi va all’attacco. Mette i puntini sulle «i» precisando davanti al gip Clementina Forleo alcuni capitoli di quella storia. Spiega anzitutto che le due scalate, quella della Popolare di Lodi ad Antonveneta e quella di Unipol a Bnl, erano incrociate e concordate. In verità all’inizio, quando la Hopa di Chicco Gnutti era entrata nella partita Antonveneta, Consorte, presente nella finanziaria, aveva fatto resistenza. E Gnutti per avere il suo nulla osta aveva promesso un intervento proprio sul fronte Bn, impegnandosi ad aiutare il socio e ad acquistare il 5 per cento delle azioni Bnl. Successivamente Fiorani e il numero uno di Unipol s’incontrarono all’aeroporto di Bologna: in quella circostanza si stabilì che Unipol avrebbe rastrellato il 3,5 per cento delle azioni Antonveneta.
L’ex numero uno di Bpi, oggi agli arresti domiciliari, rievoca l’episodio e aggiunge: «Consorte mi disse: "Ma a noi che viene?"». Fiorani non si lasciò sorprendere e rispose pronto: «Due milioni e mezzo di euro a te e altri 2,5 milioni di euro al tuo vice Ivano Sacchetti». Insomma, Fiorani avrebbe fatto di tutto pur di avere dalla sua la coppia di vertice del colosso assicurativo di via Stalingrado.
I pubblici ministeri non sono ancora soddisfatti e vogliono sapere il perché di quell’alleanza; Fiorani non li delude: quella mossa «aveva un’importanza strategico-industriale e poi un’importanza politica perché Unipol era vicina a D’Alema e Fassino».
L’ex amministratore delegato della Bpi ricostruisce quindi alcuni passaggi della complessa operazione di avvicinamento ad Antonveneta. E spara la bordata: «Nel febbraio 2005 Consob sapeva che che erano stati concessi finanziamenti a clienti di Bpi per acquistare azioni Antonveneta». Finanziamenti a tassi d’interesse vicini allo zero. Insomma, Consob, a sentire lui, sapeva del concerto. O meglio, aveva «tutti gli elementi per individuarlo». «La Consob - replicano ambienti vicini alla Commissione - accertò il concerto solo nel corso dell’ispezione nella sede della stessa Bpi, ad aprile 2005».
Chi doveva controllare, insiste Fiorani, era distratto. E anche il governatore Antonio Fazio fu arbitro «parziale» e i suoi disegni furono avallati dal capo della vigilanza di Palazzo Koch, Francesco Frasca. «La struttura tecnica di via Nazionale, invece, non sapeva nulla». Si prosegue oggi.