Fiorani, altre nove ore di interrogatorio

L’ex numero uno di Bpi avrebbe fornito nuovi elementi all’indagine

da Milano

Quasi nove ore per il quarto faccia a faccia. Gianpiero Fiorani, l’ex numero uno della Banca Popolare Italiana, parla dal carcere milanese di San Vittore, interrogato dai magistrati milanesi che indagano sulla scalata ad Antonveneta. Fino a tarda serata, quando il procuratore aggiunto Francesco Greco e il pubblico ministero Eugenio Fusco escono dalla casa circondariale. Nuovi tasselli del mosaico.
L’ex «re di Lodi», ormai agli arresti da due settimane con l’accusa di essere il promotore di un’associazione per delinquere finalizzata all’aggiotaggio e all’appropriazione indebita, si è mostrato disponibile a rispondere alle domande degli inquirenti. Una corposa «scaletta» affrontata con il supporto dei propri legali, gli avvocati Francesco Mucciarelli e Luisa Mazzola.
Quesiti che riguardano i nuovi elementi acquisiti dai magistrati dopo le dichiarazioni messe a verbale dal finanziere bresciano Emilio Gnutti e dall’ormai ex presidente di Unipol Giovanni Consorte. E, ancora, dettagli legati ai documenti acquisiti in Svizzera nelle scorse settimane.
Un lungo e complesso lavoro investigativo, quello degli inquirenti, che ha spaziato dal rastrellamento delle azioni Antonveneta, alle operazioni giudicate «anomale» nei confronti di «clienti privilegiati» a cui venivano assicurati prestiti senza alcuna garanzia. Ed è stato un faccia a faccia, quello di ieri, che si è protratto oltre le aspettative, tanto che l’interrogatorio di Gianfranco Boni, l’ex direttore generale e responsabile dell’area finanza dell’istituto lodigiano e braccio destro di Fiorani, è stato posticipato a oggi.
E sempre oggi potrebbe essere sentito anche Fabio Massimo Conti (anch’egli in carcere dal 13 dicembre scorso con l’accusa di riciclaggio), finanziere e gestore assieme a Paolo Marmont (latitante in Svizzera) di «Victoria & Eagle», il fondo delle isole Cayman su cui sarebbero transitate molte delle operazioni che, secondo i Pm, avrebbero fruttato all’«associazione» enormi patrimoni illeciti.
Ieri, intanto, presso la Bpi sono stati aperti due conti correnti che resteranno sotto osservazione da parte della magistratura. Nel primo andranno gli oltre due miliardi di euro derivanti dall’intesa raggiunta tra Lodi e gli olandesi di Abn Amro, per il passaggio del 25 per cento di Antonveneta in mano a Bpi, mentre nel secondo confluirà la plusvalenza di 94 milioni realizzata dall’istituto lodigiano, e che sarà a disposizione degli inquirenti nel caso in cui dovesse essere considerata il frutto dell’associazione per delinquere, e quindi da confiscare.