Fiorani dai Pm, spuntano tre nuove accuse

Nel mirino la scalata Kamps e operazioni su azioni della Popolare di Crema e Autostrade

da Milano

Tre operazioni che sanno di insider trading: Gianpiero Fiorani si difende per oltre undici ore dalle ipotesi di illecito arricchimento avanzate dai magistrati tra mutui erogati a immobiliari amiche e curiosi finanziamenti.
Passa la linea del difensore Francesco Mucciarelli nel braccio di ferro tra Fiorani e i pm Eugenio Fusco e Giulia Perrotti con il procuratore aggiunto Francesco Greco come punto di mediazione. Fiorani parla. Ricorda. Racconta. Confessa anche. Entra in procura alle 8 e 40 di mattina e tranne una breve colazione, va avanti fino a tarda serata. Ma delle accuse di aggiotaggio sul titolo Antonveneta e di ostacolo agli organismi di vigilanza si parla poco. Di Antonio Fazio e del ruolo di Banca d’Italia Fiorani aveva già riempito diverse pagine dell’interrogatorio del mese scorso. Oggi l’ex amministratore delegato di Bpl risponde su nuove ipotesi di insider e sulla pista dell’arricchimento personale.
Sono due fronti che nascono dalla stesso superteste. Si torna infatti sempre e comunque ai racconti-fiume di Egidio Menclossi, vice direttore fino al 2003 di Bpl Suisse e teste preso in grande considerazione fra Tribunale e piazzetta Umanitaria dove lavorano gli uomini della polizia giudiziaria. Almeno tre sono le operazioni oggetto di annotazioni delle Fiamme Gialle e che avrebbero fruttato plusvalenze milionarie: la scalata Kamps, la gestione di titoli della Banca Popolare di Crema e Autostrade. Ecco il colosso tedesco del pane che venne scalato nel 2002 da Barilla con Fiorani come alleato: «Sia Bpl che Efibanca - metteva a verbale Menclossi - avevano supportato l’acquisizione della Kamps da parte del gruppo Barilla e dunque i dirigenti Bpl avevano informazioni privilegiate.
«Gli ordini d’acquisto poi spalmati sui conti dei clienti privilegiati provenivano direttamente dalla direzione finanza, da Boni o Lucchini. Decidemmo di eseguire un monitoraggio completo dei soggetti che avevano comprato Kamps. Mi accorsi così del conto di Giuseppe Besozzi e di altri acquisti richiesti da dipendenti di Bpl Suisse come Fiorenzo Indi e Marco Nichetti, il che ci indusse a emanare un divieto di operare su tale titolo. Tutti i beneficiari di informazioni riservate fanno parte di una ristretta cerchia».
La seconda vicenda è quella della compravendita dei titoli della Popolare di Crema: «L’ordine preciso era di piazzarle sui clienti selezionati e sui dipendenti Bpl - ricostruisce Menclossi - cioè persone disponibili a venire in assemblea e a votare a favore. Io, giorni prima dell'Opa su Crema , venni incaricato di verificare la quantità di azioni: scoprii così che avevamo meno del 30%. La mia direzione palesò preoccupazione, ma Fiorani assicurò tutti circa il successo. Alla fine i titoli furono conferiti da società off shore per non rivelare che dietro la “summa” c'era la Bpl. Per ben due anni non sono stati incassati i dividendi».
Infine, Autostrade: «Un’altra operazione enorme è stata effettuata sul titolo Autostrade dalla società Hd2 nel maggio del 2003 oltre che dalla solita Coppe investment e dal signor Besozzi. Sul conto Hd2 il 15 maggio 2003 veniva contabilizzato fuori dal sistema informatico e con totale falsificazione di documenti sia nella banca svizzera che nella Bpl italiana una operazione di trading costruita a tavolino sul titolo Allstom. Sono anch’io azionista di Bpl e mi ritengo danneggiato da amministratori che hanno sfruttato la loro funzione a scopo di arricchimento personale».