Fiorani, domani primo interrogatorio in carcere

Gronchi, direttore generale Bpi, rassicura i risparmiatori: «Restituiremo tutti i soldi»

Enrico Lagattolla

da Milano

Ancora ventiquattro ore al primo faccia a faccia. Domani mattina, l’ex amministratore delegato di Banca Popolare Italiana Gianpiero Fiorani sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari Clementina Forleo, che martedì aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare con cui l’uomo forte del gruppo lodigiano era finito al quinto piano del carcere milanese di San Vittore, guardato a vista in una cella del Centro clinico.
È il primo incontro tra il Gip e l’indagato. Nell’agosto scorso, infatti, Fiorani aveva disertato un altro interrogatorio. Da poco era stato interdetto dagli incarichi societari per un periodo di due mesi, in breve (il 16 settembre) si sarebbe dimesso. Aveva manifestato la volontà di collaborare con i Pm titolari dell’inchiesta milanese sulla scalata ad Antonveneta, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti (che, col procuratore aggiunto Francesco Greco, presenzieranno al colloquio), ma secondo il Gip proprio le dichiarazioni messe a verbale sarebbero state un tentativo di depistare le indagini.
E sempre domani sarà ascoltato dai magistrati anche l’ex direttore finanziario della popolare lodigiana Gianfranco Boni, uomo di fiducia di Fiorani e artefice delle operazioni interne alla banca, mentre questa mattina è stata la volta dell’italo-svizzero Fabio Massimo Conti, finanziere e gestore assieme a Paolo Marmont di «Victoria & Eagle», il fondo delle Cayman su cui sarebbero transitate molte delle operazioni per la scalata ad Antonveneta contestate dai Pm. A Fabio Massimo Conti gli uomini della Guardia di finanza hanno chiesto di spiegare la presenza di 3mila euro in contanti trovati a bordo della sua Porsche Cayenne nel corso di una perquisizione. «Mi servono per fare benzina», la sua risposta.
Un momento chiave nelle indagini. Interrogatori da cui dovranno emergere nuovi dettagli sulle irregolarità nelle operazioni di Bpi, sulle presunte tangenti versate e su quei nomi ancora coperti da omissis ormai prossimi a investire la politica.
Non solo. Perché ieri, a presentarsi in Procura, sono stati due ispettori della Banca d’Italia, interrogati come testimoni per fare luce sulle vicende di Unipol e Bnl, e sul ruolo di Fiorani. Nessun commento a margine, come poco o nulla ha detto il legale dell’ex amministratore delegato di Bpi, il professor Francesco Mucciarelli, dopo l’incontro durato oltre un’ora con il procuratore aggiunto Greco. Soltanto, «questo pomeriggio ho incontrato Gianpiero Fiorani in carcere». Nulla di più.
Intanto, il direttore generale di Bpi Divo Gronchi ha cercato di rassicurare i propri correntisti. Pesano le accuse dei magistrati, secondo cui le perdite delle operazioni illecite sarebbero state «spalmate» sui conti dei risparmiatori. Ha spiegato, Gronchi, che quei 30 euro di addebito massimo «sono stati caricati su circa un milione di conti, ma già nel gennaio del 2005 sono stati restituiti alla gran parte dei risparmiatori». E quanto non è stato fatto - ha assicurato - si farà. «Li restituiremo anche a quanti ne faranno richiesta, senza se e senza ma».
Tranquillizzati i piccoli risparmiatori, resta il mercato. Le perdite finanziarie dell’istituto, al momento, sono calcolate nell’ordine dei 40 milioni di euro. «Io comunque rispondo per le perdite subite dalla banca, ma se poi Fiorani & company hanno fatto altre società all’estero in paradisi fiscali, questi sono fatti loro».
Dunque, «la banca è salda», nonostante quel meno 7,41 per cento in Borsa che proietta l’ombra del collasso e le voci, non confermate, di un possibile intervento di altre banche per rilevare l’istituto lodigiano.