Fiorani e Boni verso gli arresti domiciliari

Giampiero Fiorani e Gianfranco Boni potrebbero presto lasciare il carcere di San Vittore dove sono detenuti dal 13 dicembre scorso e ottenere gli arresti domiciliari. L'istanza è stata presentata dai difensori dell'ex amministratore delegato e dell'ex direttore generale della Banca Popolare di Lodi, poi Bpi. La procura di Milano ha dato parere favorevole. La decisione spetta ora al giudice delle indagini preliminari Clementina Forleo e dovrebbe arrivare entro fine settimana. Fiorani e Boni sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione, all'appropriazione indebita e all'aggiotaggio in relazione alla scalata alla banca Antonveneta. Per evitare rischi di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, la difesa di Fiorani si è detta disponibile a schermare la villa del banchiere a Lodi con un sofisticato sistema antitelefonini. Il congegno bloccherebbe telefonate sia in entrata sia in uscita; Fiorani e Boni non avrebbero la possibilità di contatti con persone diverse dai familiari conviventi e dai difensori. La procura ha detto sì agli arresti domiciliari anche perché sarebbe convinta che il mancato rientro dei soldi dall'estero promesso dai due indagati, e soprattutto da Fiorani, è frutto di ostacoli burocratici e non dalla volontà degli indagati. Secondo quanto ricostruito Fiorani ha una disponibilità di 18 milioni di euro in Svizzera e di altri 70 milioni tra l'isola di Jersey e Singapore.