Fiorani esce di scena: dimissioni irrevocabili

Lascia con effetto immediato la carica di amministratore delegato della Bpi

Gianluigi Nuzzi

da Milano

La sospensione da tutte le cariche imposta dal giudice scadeva il 2 ottobre ma Gianpiero Fiorani, amministratore «congelato» della Banca popolare italiana, non rimetterà più piede nella banca di cui era il leader incontrastato. Alle 21.18 di ieri le agenzie hanno battuto la notizia che con una lettera datata 16 settembre 2005 il banchiere lodigiano aveva presentato le proprie dimissioni irrevocabili dalla carica di consigliere di amministrazione, amministratore delegato e di dirigente della Bpi. E alle 21.27 una breve nota dell’istituto bancario confermava la notizia. Una decisione annunciata, secondo alcuni, imprevedibile per altri perché se è vero che il Consiglio della Bpi aveva già affidato le sue funzioni pro tempore a Giorgio Olmo, e pensato alla nomina di un direttore generale esterno per sostituirlo, lo è anche che altri consiglieri fedeli a Fiorani si sarebbero opposti a questa ipotesi.
La scelta del banchiere ha sciolto ogni nodo. Ma è comunque una scelta traumatica cui forse non sono estranei gli ultimi sviluppi giudiziari dell’affare Antonveneta. Proprio ieri mattina, infatti, Fiorani, già indagato per aggiotaggio, insider trading e ostacolo all’esercizio delle funzioni degli organi di vigilanza, è stato raggiunto da una nuova accusa. I Pm milanesi Eugenio Fusco e Giulia Perrotti gli hanno contestato di aver mentito durante il primo interrogatorio sui propri cespiti finanziari non indicando le sue proprietà immobiliari. Un patrimonio nascosto che secondo gli inquirenti sarebbe intestato a società paravento finanziate dalla Banca popolare italiana.
La nuova iscrizione nel registro degli indagati è l’effetto degli ultimi accertamenti compiuti su una galassia di immobiliari tra la Brianza e Lodi come anticipato venerdì da Il Giornale. A iniziare dalla perquisizione di casa e studio a Lodi del commercialista Aldino Quartieri e di un imprenditore con attività nella provincia lodigiana. Le Fiamme gialle si sono trattenute sino all’una di giovedì notte.
La figura di Quartieri, che non è indagato, appare centrale. Vicino a Fiorani, ottimo professionista, è presidente del collegio sindacale o sindaco in una quindicina di società del gruppo Popolare italiana, a iniziare proprio dalla banca. Da Quartieri gli inquirenti hanno prelevato tutta la documentazione di una dozzina di finanziarie tra le tantissime che sono lì domiciliate. Tra queste immobiliari che hanno compiuto compravendite su terreni, atti di acquisto di beni all’estero, come la Liberty srl, cessioni di quote e verbali delle assemblee che si sono succedute.
Più delicata la posizione dell’imprenditore lodigiano, che per l’accusa avrebbe avuto in carico le quote di alcune delle immobiliari nel mirino degli inquirenti. Anche qui relazioni stabili, magari anche finanziarie, con Popolare italiana e riferimenti sicuri al management dell’istituto di credito. Ma che sia lui o meno l’eventuale prestanome di Fiorani è ancora presto per dirlo. I finanzieri infatti hanno appena aperto gli scatoloni con la documentazione sequestrata per una prima valutazione.
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