Fiorani: «Fazio? Ormai è un incubo per me Fu lui a decidere la scalata ad Antonveneta»

MilanoE pensare che una volta erano amici, passavano i fine settimana insieme, andavano in vacanza con le mogli. Adesso che siedono da imputati nel medesimo processo, Antonio Fazio, ex governatore della Banca d’Italia, e Gianpiero Fiorani, ex amministratore delegato della Banca popolare di Lodi, sono separati da un fossato che appare incolmabile. Un mese fa, interrogato in aula, Fazio aveva definito Fiorani un simpatico imbroglione. Ieri tocca a Fiorani, che - con modi più garbati, ma altrettanto aspri nella sostanza - dà all’ex governatore del bugiardo. Fu Fazio, dice, a guidare il tentativo di scalata di Bpl ad Antonveneta per opporsi all’attacco sferrato dagli olandesi di Abn Amro. Consigli e ordini di Fazio arrivavano a qualunque ora del giorno e della notte: «Adesso me li ricordo come un incubo» dice Fiorani.
È esattamente il contrario di quello che il 13 gennaio aveva sostenuto Fazio - imputato di aggiotaggio insieme a Fiorani - davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale milanese. L’ex governatore aveva definito il banchiere lodigiano «un tessitore di trame fraudolente» e aveva rivendicato di avere svolto nella vicenda Antonveneta unicamente il proprio ruolo istituzionale, rapportandosi con Fiorani come con qualunque altro esponente del mondo bancario e di non avere saputo nulla dell’accordo sottobanco tra Fiorani e i suoi alleati per rastrellare azioni Antonveneta.
Si tratta di una versione che - va detto - è ampiamente smentita dalle risultanze delle indagini, e in particolare dalle intercettazioni telefoniche. Così ieri Fiorani ha buon gioco nel raccontare al tribunale una verità ben diversa. «Pensare che un banchiere potesse fare un'operazione da 7 miliardi e mezzo di euro come era quella su Antonveneta senza informare Bankitalia, è come credere alle favole. Io informavo passo passo il governatore di tutto quello che accadeva». Era stato Fazio, d’altronde, a annunciargli che gli ostacoli al progetto erano stati rimossi, «vai avanti, ho fermato Geronzi».
Fiorani racconta di avere avuto dalla sua anche Lamberto Cardia, il presidente della Consob (che smentisce). E di avere portato il dossier a Silvio Berlusconi rilegato con i colori di Forza Italia: «Mi disse che se andava bene al governatore andava bene anche a lui».