Fiorani ha ragione, i cafoni siamo noi

Ma perché stupirsi se Gianpiero Fiorani si fa fotografare mentre accosta il suo petto villoso a quello depilato del tronista della De Filippi, il bellone Costantino Vitagliano? E poi mentre finge una specie di amplesso con Francesco Guzzi detto Fragolino? E poi ancora mentre si apparta con l’avvenente Naike Rivelli, figlia dell’ancor più avvenente Ornella Muti?
Fiorani, quando era amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, era l’esempio di quanto morigerato dovesse essere un banchiere della razza padana: ufficio e chiesa, niente mondanità, niente salotti. Magari qualcuno poteva avanzare dubbi sulle sue operazioni finanziarie, ma certo non sullo stile di vita riservato. Insomma: era uno della gente che lavora, come si dice al Nord, anzi che laüra. Poi è finito nei guai quando ha tentato la scalata ad Antonveneta, e per un po’ è scomparso.
Ora riappare e scopriamo che è passato dall’austero ufficio di Antonio Fazio alla villa di Lele Mora. I settimanali Chi e Oggi ci mostrano la sua pazza estate tra Billionaire e reduci di Vallettopoli. Chi avrebbe mai detto di vederlo così a suo agio, in mezzo a tanti tatuati?
Però stupirsi è sbagliato. Fiorani è passato da un certo tipo di visibilità a un’altra, ma l’importante è apparire, non importa come. L’altro ieri Fabrizio Corona ha annunciato il suo imminente ingresso in politica così commentando: «Quando si celebrerà il processo contro di me, avrò una visibilità pazzesca». Fa niente se sarà sul banco degli imputati: l’importante è che tutti i giorni avrà il suo spazietto nei tg.
È l’Italia di oggi, cari lettori. Non più tardi di una quindicina di anni fa, decine di persone inquisite nelle varie inchieste di Mani Pulite si sono tolte la vita per il disonore, o magari più semplicemente per la certezza che avrebbero perso il visto d’ingresso nell’alta società. E chi non si ammazzava si difendeva con le unghie e con i denti per dimostrare la propria innocenza.
Oggi chi finisce indagato se ne infischia di dimostrare la propria innocenza. Né tantomeno si vergogna delle proprie malefatte: l’altro giorno Corona, dopo aver filmato di nascosto il proprio divorzio da Nina Moric, si è congratulato con se stesso: «Strepitoso! Qua ci sono ventimila fotografi». Corona sa bene che c’è un grande pubblico che non si sogna neppure di guardare di sbieco chi ha qualche conto aperto con la giustizia, e sa bene che - anzi! - un soggiorno a San Vittore è la miglior spintarella verso la popolarità. La morale comune è cambiata anche riguardo alla vita privata: le beghe tra coniugi ci sono sempre state, ma le si teneva ben nascoste. L’altro giorno invece Corona ha commentato così il suo divorzio: «Ci separiamo per risposarci e per dare una nuova esclusiva ai giornali».
Che dire? Hanno ragione. Ha ragione Fiorani, inseguito come una star dai rotocalchi. Ha ragione Corona, che ha fatto schizzare l’audience di Matrix e che venderà migliaia di copie del calendario in cui apparirà nudo. Ha ragione Lele Mora, che da inquisito resta il re del mondo delle starlette. Ha ragione Paris Hilton, che ha capito che fare la scema rende più che dirigere una catena di alberghi. Hanno ragione perché noi dei giornali e delle tv diamo al mondo di Cafonal più spazio di quanto ne diamo ai bambini che crepano di fame, e il pubblico ci premia pure con gli ascolti. È la legge del mercato, bellezza.
Rassegniamoci: la normalità ormai è la loro, oggi i veri cafoni siamo noi, che quando andiamo in spiaggia a Rapallo o a Milano Marittima non ci fotografa nessuno.
Michele Brambilla