Fiorani: il premier intervenne su Antonveneta

Intervista pubblica a Cortina dell’ex banchiere diventato un
protagonista del gossip. Belpietro: "Lei può difendersi ma non prendere
in giro la gente". L’ex amministratore delegato di Bpi: Prodi telefonò anche all’attuale
governatore di Bankitalia Draghi per sponsorizzare la fusione con Verona. "Il mio sogno rimane quello di avere di nuovo una banca tutta mia"

Cortina d’Ampezzo - Fiorani che canta (da strazio). Fiorani che balla (come un grizzly). Fiorani che, intervistato sullo sfondo di una sontuosa piscina e dello smeraldino mare di Sardegna, minaccia di salire addirittura sul palco a Sanremo. Fiorani che ha la faccia di volerci insegnare in un programma tutto suo come non farsi fregare dalle banche. Fiorani che attenta così, caparbio, alle coronarie di quei correntisti della Popolare di Lodi (poi Italiana) che un giorno si sono scoperti alleggeriti da prelievi invisibili, omeopatici, con sembianze di spese.

Eppure, piaccia o non piaccia, è lui e continua a essere lui fino all'ultimo giorno agostano il personaggio di questa estate vipparola e abbronzata, elitaria nelle ambizioni quanto plebea nei modi. Proprio lui, Gianpiero Fiorani, il furbetto di Codogno (si incavola da bestia a chiamarlo così), l'ex banchiere della Bassa, l'appassionato distributore di baci telefonici ai coniugi Fazio. Non contento del clamore in carta patinata, non pago delle copertine rubate a volonterose starlette, ancora assetato di luci della ribalta, eccolo approdare ieri sulle Dolomiti ampezzane per chiudere con il botto le serate di «Cortina InConTra» organizzate da Enrico e Iole Cisnetto. La sua prima volta davanti a un pubblico dal vivo, non televisivo.
E il botto - una volta messo sulla graticola dell'attualità dal direttore del Giornale, Maurizio Belpietro, e passato allo spiedino del gossip da quello del settimanale Chi, Alfonso Signorini - alla fine arriva. Un bel botto. Soprattutto inedito, stando alle sue parole. «Romano Prodi - rivela Fiorani - è intervenuto perché la Popolare Italiana non restasse sola, ma finisse fusa in quella di Verona. Prodi ha chiamato qualcuno di importante...».

Incalzato, rivela anche chi: «Il presidente della Popolare Italiana Dino Pietro Giarda e l'attuale governatore di Bankitalia, Mario Draghi». Boato in sala. «Come Fassino nella scalata Unipol - sottolinea Belpietro - come il “facci sognare” di Massimo D'Alema». Ma lui non capisce la sorpresa, né tantomeno lo scandalo. Che la politica faccia il tifo in queste cose non lo turba. «Andate a vedere che cosa fanno in Francia», ripete ossessivamente. E non si scompone nemmeno quando gli ricordano che conoscere in anticipo gli assetti di una fusione ti mette in una condizione che si configura come reato: si chiama insider trading, qualcosa per la quale negli Usa si va in carcere e ci si resta. Parole al vento, perché per lui questo scandalizzarsi è «falso populismo». Peggio, dice, «è un'eresia». Difficile, del resto, trovare qualcosa che turbi nell'intimo il banchiere approdato al cubismo da discoteca, l'uomo che ammette senza vergogna perfino il particolare di essersi fatto prestare da un «valletto» televisivo una crema depilatoria per curare un'eruzione cutanea sulla schiena. «Poi l'erezione è passata», informa soddisfatto i presenti con una deliziosa papera colta però da pochi.

Non si scompone, Fiorani, nemmeno nel raccontare una vita giovanile strappalacrime, da Garrone del libro Cuore; non si risparmia nel tirare ceffoni arroganti a un pubblico di gente che strabuzza gli occhi e quasi non ci crede all'esistenza in terra di un tipo così; non arrossisce nemmeno quando smentisce la metamorfosi che la stampa gli attribuisce, quella che lo ha visto passare dai baci ai coniugi Fazio a quelli alle divette di complemento. «Nessuna metamorfosi, ho sempre baciato tutti, anche se quelli dati ai Fazio erano metaforici, ma dati d'impulso, per la tensione circa l'esito di un'operazione tanto attesa. Ed era un bacio sulla fronte - precisa - perché sulla bocca sarebbe stato più difficile».

Come un fiume in piena parla di uno «tsunami» - l'inchiesta giudiziaria - che gli è «piovuto addosso» e ammette di aver tentato il suicidio in carcere, salvato da un rapinatore compagno di cella; si scaglia contro «questo mondo fatto di cattiveria e competizione»; si paragona a un malato di cancro che ha avuto il coraggio e la forza di reagire al male; ringrazia pubblicamente il suo «press agent» Lele Mora, presente in prima fila, perché «anche lui viene fuori da una grande sofferenza»... E quando gli chiedono con quanti soldi è rimasto, prima nega e poi ammette l'esistenza all'estero di 45 milioni di euro guadagnati a suo dire unicamente giocando sul mercato dei derivati e puntando soltanto sul titolo Autostrade. E quando gli domandano se allora si giudica ricco, raggiunge il suo vertice di bronzeità facciale: «Sì, sono ricco dentro».

Rivela di vivere adesso con le nuove attività che ha lanciato: una nelle energie alternative e l'altra - ilarità tra il pubblico - in «innovative case di riposo per anziani». Tuttavia il suo sogno, che a molti è parso quasi una minaccia, rimane quello di avere di nuovo una sua banca. «Continuerò a sognarla fino a quando qualcuno mi dirà perché non posso farlo più».

Le staffe le perde però alla fine, quando Belpietro lo accusa di scorrettezza per aver agito dietro a dei prestanome. E la risposta di Gianpiero Fiorani si merita una replica che strappa l'applauso più convinto: «Lei ha tutte le ragioni per difendersi, meno quella di prenderci in giro». Sipario.