Fiorani svela il gioco dell’Opa E proietta altre ombre su Fazio

Un correntista privilegiato della Popolare Italiana si affanna a prelevare 1,3 milioni di euro: viene bloccato

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Antonio Fazio avrebbe fornito un contributo concreto nelle speculazioni e nell’aggiotaggio compiuto da Gianpiero Fiorani e dai concertisti bresciani sul titolo Antonveneta. Per questo il reato finora contestato agli imprenditori che facevano riferimento a Chicco Gnutti, agli immobiliaristi romani, come Stefano Ricucci e agli agricoltori lodigiani verrà presto esteso allo stesso ex governatore. Una scelta in verità quasi inevitabile visto che a chiamare in causa Fazio, dal primo interrogatorio ancora secretato sino al faccia a faccia con i pm domenica per oltre dieci ore, è stato lo stesso Fiorani. Una giornata decisiva alla vigilia della trasferta lampo del difensore di Fazio a Milano, delle dimissioni del governatore, addirittura di una richiesta di interdizione per il banchiere di Alvito, da mandare al gip Clementina Forleo.
In Procura qualcuno voleva metterla nero su bianco. Ma poi si è scelto d’aspettare. Forse le dimissioni. Come è andata lo si saprà quando Fiorani termina la prima fase della sua ricostruzione.
Già conta 14 ore di interrogatori ma forse altri due interrogatori dovrebbero svolgersi già prima di Natale. Con il nome del governatore ripetuto in un’ampissima sezione del secondo verbale top secret. Ecco quindi la chiamata in correità che se proprio non determina, porta all’iscrizione nel registro degli indagati. L’ipotesi anticipata da il Giornale ieri è stata informalmente confermata in Procura. Ma l’iscrizione verrà così formalizzata nei prossimi giorni. Magari anche prima del fine settimana dedicato a Natale. «Dipende quando Fiorani termina il capitolo sui rapporti con Banca d’Italia, con il governatore e con alcuni alti dirigenti della banca centrale». Gli inquirenti stanno così anche ricostruendo, comunicato dopo comunicato emesso da Popolare italiana, tutti i passaggi di azioni Antonveneta.
In concomitanza con quanto ufficialmente diffuso ai risparmiatori sia dalla banca di Lodi, sia dalla stessa Banca d’Italia. C’è stata una sinergia, era voluta?
In realtà non è questo il vero salto delle indagini al quale gli inquirenti stanno dedicando gran parte delle risorse: «A noi gli scenari interessano relativamente - spiega un investigatore - noi seguiamo una pista indiscutibile, a prova di qualsiasi contestazione. Ovvero quella del denaro. Per questo le intercettazioni telefoniche, enfatizzate dai media, per noi hanno un mero valore indiziario. Sono input».
Diversi sono quindi i corridoi e i passaggi dei versamenti, delle linee di credito, delle speculazioni blindate garantite. Milioni di euro attribuiti a clienti vip, ad amici e a personaggi ancora tutti da inquadrare. Come, ad esempio, possono ritenersi gli ad di Unipol Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti.
Che avrebbero ottenuto plusvalenze per 10 milioni di euro grazie a operazioni no risk garantite da Bpi. Anche qui si cercano i passaggi di quei soldi. Accreditati a finanziarie e immobiliari. In parte incassati in assegni. Girati su fiduciarie.
Una girandola di operazioni che fa nascere tra gli inquirenti un sospetto: siamo sicuri che le plusvalenze incassate dal vertice di Unipol e poi girate su fiduciarie erano legittime e destinate unicamente ai titolari, Consorte e Sacchetti? «Difficilmente riusciremo ad accertarlo - continua l’investigatore - prima di fine anno. Stiamo collaborando con la magistratura elvetica ma gli accertamenti da eseguire sono davvero molti. E le risposte non sempre sono immediate».
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it