Fiorani voleva rifarsi una banca, a San Marino

da Lodi

Nuova bufera su Gianpiero Fiorani, ex amministratore delegato di Bpi. L’ex banchiere, grazie a un prestanome (l’imprenditore Lorenzo Bacchi) - sostiene la Procura - stava per scalare la Banca del Titano a San Marino. Per tornare ai vertici della finanza, come ai tempi d’oro. Insomma Fiorani voleva rinascere, desiderava, a tutti i costi, riscattarsi dopo la débâcle Antonveneta.
Il nucleo valutario della Guardia di finanza di Milano ha perquisito le abitazioni, oltre che di Fiorani e di Bacchi, del commercialista Aldo Quartieri e dell’ex direttore della finanza di Bpl, Attilio Savarè. Le fiamme gialle sarebbero andate, inoltre, nella casa di Paolo Marmont, se non fosse latitante dal 13 dicembre 2005, quando fu arrestato Fiorani.
Perquisizioni a tappeto alla ricerca di carte, appunti, documenti e contatti «che confermassero - ha spiegato al Giornale il tenente colonnello Fabio Canziani, comandante del terzo gruppo-nucleo speciale di Polizia tributaria di Roma - il coinvolgimento di soggetti oggi indagati per la prima volta per riciclaggio (Marmont, Ghioldi e Bacchi) e contatti o accordi per una serie di operazioni immobiliari per gli altri». Non solo. La Finanza ha sequestrato la titolarità delle quote di sette società: si tratta dell’immobiliare Marinai d’Italia, della Perca, della Meleti, della Domino, della Domino Residenze, della Nel Verde (partecipata al 50% da Domino Residenze) e della San Giulio: tutte srl.
I sequestri hanno riguardato anche il patrimonio immobiliare nelle disponibilità di queste società per un totale di 54 milioni di euro che, come risulta dall’accusa, Fiorani avrebbe distratto quando era amministratore delegato della Popolare e poi tentato di occultare intestando queste società a prestanomi. Ma è la fallita scalata alla Banca del Titano che ha lasciato di stucco gli inquirenti. Tentativo fallito: l’istituto sanmarinese, infatti, è andato nelle mani di un’altra cordata. Sequestri anche in Sardegna e nella Lm management di Lele Mora, a Milano. «Qui - ha sottolineato Canziani - l’esito delle perquisizioni è stato assolutamente negativo come pensavamo, del resto. Mora è stato solo contattato da Fiorani quest’estate. Ma nessun progetto ventilato risulta essere andato in porto». Perquisizioni e sequestri di quote sono state ordinate dal pm Eugenio Fusco, mentre nella nuova inchiesta risultano indagati anche Francesco Ghioldi, Paolo Marmont, già in custodia cautelare, ed Eraldo Galetti, presunto prestanome di Fiorani.
Ulteriore novità, pur estranea all’inchiesta, è poi che il figlio dell’ex banchiere lodigiano si sarebbe messo in società con Savarè e la moglie con Bacchi.
Tre le attività scelte dalla famiglia Fiorani per mettersi in proprio: acque minerali, orticoltura e immobili in Sardegna. Con l’azienda agricola dei fiori, società semplice costituita il 25 maggio a Lodi con un capitale di mille euro; la Sarda Estate Srl, con sede ad Arzachena e la Arpa srl, con oggetto sociale anche l’estrazione e la commercializzazione di acque minerali e bibite.