«Fioravanti e la Mambro? Non colpevoli della strage»

da Roma

«Non ho studiato le carte, ma non credo affatto alla colpevolezza di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti». Poche, secche parole, e Gianfranco Fini “riapre” la questione della strage di Bologna. I documenti emersi recentemente nella commissione Mitrokhin, che vengono ad aprire una pista che coinvolgerebbe il segmento tedesco del gruppo Carlos, hanno costretto la magistratura di Bologna ad aprire una nuova indagine. E di questo prende atto il vice-premier e ministro degli Esteri. «Ritengo fosse doveroso aprire un fascicolo, non sulla base di una intervista, ma di nuovi fatti emersi dai lavori di una commissione parlamentare...».
Ma c’è anche chi non ci sta. E se tace, per ora, parte della sinistra, protesta invece il verde Pecoraro Scanio che evidentemente non gradisce si possa giungere all’ipotesi di una responsabilità filo-palestinese nell’attentato alla stazione del capoluogo emiliano del 2 agosto del 1980. «Ma perché non si occupa di fare il ministro degli Esteri in modo adeguato?» replica il presidente del Sole che ride. «Capisco che siamo in fase di campagna elettorale - aggiunge - ma mi sembra che si vadano a rispolverare temi delicati mentre bisogna far luce su tante stragi...».
Strana posizione per chi solitamente reclama la verità a 360 gradi e, nell’occasione, preferisce mettere la testa sotto la sabbia. Anche perché, come ha fatto notare ieri il ministro della Giustizia Castelli, fatti nuovi ci sono. E dunque sono da valutare. «Le decisioni della magistratura vanno rispettate - osserva il Guardasigilli - ma le cose che emergono dalla commissione Mitrokhin vanno valutate». E ricorda il ministro leghista - che ieri era a Sestri Levante per i lavori della scuola di politica federale del Carroccio - che con l’ex-presidente della commissione Stragi, il diessino Pellegrino («persona di cui ho grande stima») discusse a lungo sulle possibili responsabilità dei servizi dell’Est in alcune nebulose e sanguinarie vicende stragiste di qualche anno fa. «Gli dicevo - ricorda Castelli -: ma è possibile che in una Italia, prima della caduta del muro di Berlino, tutte le colpe e le responsabilità delle cose poco chiare accadute fossero addossate alla destra e alla Cia e mai ai servizi segreti dell’Est quasi fossero davvero disinteressati alle nostre vicende? Pellegrino mi rispondeva che occorreva giudicare dai documenti che si avevano a disposizione. Bene: oggi i documenti ci sono e, senza anticipare alcun giudizio, mi par chiaro che bisogna prenderli in considerazione». Una frecciata infine al sindaco di Bologna: «Cofferati - nota Castelli - dice che sono cose già viste? Non sono d’accordo. Io non le ho viste e voglio proprio conoscerle».
Fini e con lui Castelli si aspettano evidentemente che i giudici di Bologna comincino a esaminare le nuove piste emerse in commissione Mitrokhin. Quella che vorrebbe Thomas Kram, uno studente iscritto all’università di Perugia legato al terrorista internazionale Carlos, pernottare a Bologna giusto il giorno prima della strage. E l’altra, la segnalazione del Sismi di minacce di un gruppo palestinese dopo l’arresto di uno dei loro. Ma a sinistra si storce il naso. Tanto che il senatore Pace (An) si chiede perché mai quelli stessi che tanto vanno reclamando la “verità” sulla strage, non gradiscono poi l’emergere di nuovi elementi d’indagine. «Evidentemente - commenta Pace - la sinistra ha già emesso una sentenza e poco importa se il tempo porta in superficie possibili nuove verità».