Il fiore e la spada convertono i samurai

Alessandro Massobrio

Un tempo libri come questo venivano stampati clandestinamente da qualche editore di destra e messi in circolo altrettanto clandestinamente presso minuscole sezione del vecchio Msi. Mi ricordo un lavoro simile pubblicato da Edilio Rusconi, l’editore trasgressivo per eccellenza, bestia nera del popolo progressista, che conservai a lungo nella mia libreria, prima di scomparire nel mare magnum del mio disordine cartaceo.
Oggi le cose sono fortunatamente cambiate ed un saggio sulle arti marziale giapponesi, che si apre con una evocazione dell’harakiri dello scrittore - samurai Yukio Mishima, viene tranquillamente pubblicato dalla Baldini e Castoldi, la casa editrice di quel Dalai che è stato a lungo editore de L’Unità.
Meglio così, soprattutto perché il libro di Antonella Ferrera, giornalista ed autrice televisiva, merita di essere conosciuto dal grande pubblico. Il fiore e la spada, titolo affascinante per un argomento non meno affascinante, è la versione su carta stampata di un fortunato programma radiofonico (Radio2 RAI) dal titolo omonimo. Un programma dove non soltanto si raccontavano le vicende storiche del Giappone guerriero, ma anche la filosofia che di quello spirito guerriero stava e sta ancora alla base. Vale a dire quella sapienza zen, che è il risultato dell’innesto del buddismo nel mondo chiuso e tradizionalista dell’Impero del Sol Levante.
Un mondo nel quale la forma e dunque il rito, il simbolo, il modo de ser, come dicono gli spagnoli, diventa anche sostanza. Perché la vita non è concepibile senza una precisa dimensione, che faccia di essa qualcosa di unico ed irripetibile. Per cui anche la guerra e con la guerra la morte divengono parti e momenti di una sacra rappresentazione all’interno della quale gli attori sono chiamati ad agire con misura e conoscenza del copione.
Al centro del racconto viene perciò giustamente posta la spada, la katana del samurai, perché essa non è soltanto un banale oggetto di offesa e difesa. La katana è anche il simbolo della fedeltà alla parola data, della devozione che si spinge sino alla morte, del rispetto per i deboli e gli indifesi. Di tutte quelle regole cavalleresche, insomma, che, sino all’alba della modernità, hanno governato il comportamento dell’uomo d’armi.
Non mi ha perciò stupito più di tanto il racconto, che Antonella Ferrera fa scorrere sotto i nostri occhi, del tentativo di evangelizzazione dell’antico Giappone portato avanti, tra sedicesimo e diciassettesimo secolo, dai discepoli di Ignazio di Loyola. Non mi ha stupito l’iniziale successo di una fede come quella di Cristo predicata da missionari che dall’arte militare avevano tratto lo slancio e la volontà di conquista, non di corpi ma di anime, ad maiorem Dei gloriam. Uomini come san Francesco Saverio, il divino impaziente, erano in fondo non troppo lontani nella loro dedizione assoluta al trascendente da certi guerrieri, per i quali la pratica della katana era in fondo solo uno strumento per dominare se stessi. Quando la Ferreri ci parla di samurai cristiani, ci rendiamo perciò conto di come, al di là delle lontananze geografiche, lo spirito voli libero sulle acque. Accomunando quanto non può non essere patrimonio comune.
Libro agile, di facile letture, ma denso di esempi ed immagini indimenticabili, Il fiore e la spada si propone come l’ideale compagno della nostre vacanze. Perché diverte ma, al tempo stesso, fa meditare.
Antonella Ferrera, Il fiore e la spada. Zen e arti marziali, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano 2005, pag. 222, euro 14,00.

Annunci

Altri articoli