Fiorello, Arbore, Lerner: "L’ansia da Auditel colpisce anche noi"

Lo showman: "Sul satellite più facile esprimermi". Il musicista: "Ora preferisco stare lontano dalla Tv"

Chi dice di esserne immune, statene certi, sta mentendo. Si chiama ansia da Auditel. Non c’è personaggio, autore o dirigente televisivo che alle dieci e zero cinque del mattino non scorra i dati d’ascolto con il cuore palpitante. E si apra in un sorriso se i numerini sono soddisfacenti o si deprima in caso contrario. Dunque, c’è poco da stupirsi che anche un grande come Rosario Fiorello che, negli ultimi anni, in qualsiasi show o esperimento si sia cimentato ha conquistato punti di share da capogiro, motivi così la sua decisione di lasciare la Rai per andare sul satellite: «Sarò finalmente libero di esprimermi senza l’ansia dell’Auditel», ha detto ieri al lancio del suo show in onda su SkyUno dal 2 aprile. Insomma, non dovrà più avere il patema di doversi inventare programmi a prova di audience. «Sarà uno show aperto a qualsiasi cosa - spiega Fiorello -. Potrò fare quello che voglio, anche parlare per venti minuti con le signore della prima fila». «Anche in Rai - tiene a precisare - ero libero, solo che nelle tv generaliste se prepari cose strane rischi che le bocciano per paura che non facciano ascolti». Fiorello, dall’alto della sua strepitosa carriera, si può permettere di scegliere una zona protetta in cui muoversi più agevolmente. Altri, per forza o per scelta, ci sono riusciti, cercando canali meno esposti o zone del palinsesto più facili. Chiambretti, dopo anni a La7, ha fatto un rischioso salto a Mediaset, ma s’è riservato la libertà di manovra delle ore notturne di Italia Uno. «E se l'Auditel la bocciasse?», gli fu chiesto poche ore prima della partenza del suo show. «Mi sparo in diretta al Grande Fratello - rispose con una delle sue solite battute pungenti -. Mi sono già messo d'accordo con Pier Silvio (Berlusconi)».

Gad Lerner, dopo anni di Rai (Profondo Nord, Milano, Italia, Pinocchio, Tg1) si concede di parlare dell’esistenza dell’anima al lunedì in prima serata su La7. Anche se non gli viene chiesto di confrontarsi con i grandi show delle reti generaliste, anche lui al martedì si sveglia con l’ansia. «Certo che guardo i dati preoccupato: se vado sotto la mia media, so già che dovrò trovare un argomento più appetibile per la puntata successiva. Però spesso mi posso permettere di trattare temi complessi. Anche La7, ovviamente, sta sul mercato e ha degli obbiettivi d’ascolto da rispettare. E noi, nel nostro piccolo con l’Infedele abbiamo la missione di superare la media della rete, per cui farebbero bene a cacciarmi se portassi a casa risultati bassi. Detto ciò provo grande soddisfazione a superare il tre per cento con una puntata come quella di lunedì in cui facevo confrontare i lavoratori italiani con quelli dell’Est europeo». Più agitato, però, è chi si deve portare a casa milioni di spettatori. «Io non penso che la qualità abbia bisogno di una nicchia: si può raggiungere una grande quantità di pubblico anche senza trucchetti alza ascolti. La differenza tra una Tv come La7 e le altre non è tanto nella spada di Damocle dell’Auditel, ma nella minore pressione politica per quanto riguarda la scelta degli ospiti. Poi spetta a ognuno, su qualsiasi rete, non aderire alla moda di invitare la solita compagnia di giro. Io, per esempio, mi picco di essere sopravvissuto per vent’anni di Tv senza mai avere avuto in studio lo Sgarbi alza-ascolti-automatico, ovviamente non ho nulla contro di lui».

Un altro grande che ha fatto la storia della nostra televisione, un mostro sacro della musica italiana, Renzo Arbore, non ha paura di dire di tenersi lontano dalla televisione per timore dell’Auditel. «Tutti hanno paura degli ascolti - conferma -: in pubblico fanno finta di niente, ma l’ansia ce l’hanno eccome. Ce l’aveva pure Nino Manfredi quando faceva Canzonissima, ce l’hanno Pippo Baudo e Benigni, ce l’aveva pure Beppe Grillo: non torna in tv per timore di non replicare i suoi successi. Dunque per lei Fiorello ha fatto una scelta giusta... «Certo, ora può fare quello che vuole senza curarsi dei numeri». Però è troppo facile per i big rifugiarsi nelle nicchie del palinsesto... «Per fare ascolti devi essere senza scrupoli; se vuoi difendere i contenuti, fare una tv allegra ma non cattiva, devi dimenticare l’Auditel, per questo faccio poca Tv. Dopo il successo di Quelli della notte, sudavo freddo quando mi imbarcai in Indietro tutta. E, dopo anni sono tornato, con Meno siamo, meglio stiamo, perché mi sono permesso di andare in onda di notte così potevo far suonare artisti come il jazzista Stefano Bollani».