Fiorello: "Ballerino? Più di tutto volevo fare il papà"

Danzatore, calciatore: lo showman narra la sua vita ricca di sogni infranti. Abbiamo visto con il regista Giampiero Solari lo show che tornerà a Milano in maggio: "Uno spettacolo che attraversa tutti i generi musicali"

Milano - «Io, di solito, mi metto in mezzo alla gente, vicino alla postazione dei tecnici che sta proprio di fronte al palco», mi confida Giampiero Solari. «Per vedere di nascosto l’effetto che fa», canta da quel dì, con prosa felice, Enzo Jannacci. E qui, nel buio appena rischiarato dai computer dei tecnici, ci acquattiamo noi: per goderci l’ultima delle quattro serate milanesi dello show che Fiorello sta portando in giro per l’Italia in questa lunga vacanza dalla radio, dove tornerà il 5 marzo. Il Datch Forum di Assago trabocca di ottomila persone: «Abbiamo battuto tutti i record, mi hanno detto gli organizzatori», gongola Solari, il regista di Volevo fare il ballerino (e di altri quattro show: Cortellesi, Albanese, Melato, Panariello) che, giunto alla seconda stagione di repliche, ha aggiunto al titolo un ... e non solo che promette parecchie novità.
Stasera, in prima fila, c’è anche la madre di Rosario e l’avvio siciliano è d’obbligo. Perché fu lei, la mamma, a consigliare di avvertire il papà dell’inclinazione al ballo del promettente figlio, «mica potevo immaginarmi di fargli una bella sorpresa, presentandomi sulle punte». Anche perché la Sicilia non è esattamente la terra più favorevole a un ragazzo che voglia indossare la calzamaglia, tanto più se di cognome fa Fiorello. «Dunque, dovevo dirlo a mio padre che stava in poltrona, assorto nella lettura del giornale. Papà, ti devo parlare di una cosa importante. Ti ascolto, scandisce da dietro le pagine. Sai, papà: io vorrei fare il ballerino... Un lembo del giornale si abbassa nel silenzio più profondo: perché... non puoi fare gli scippi come tutti gli altri?» (chi può lo immagini detto in siciliano). Il fatto è che a metà dei Settanta imperversano Enzo Paolo Turchi e Raffaella Carrà con il Tuca tuca, i balzi e gli avvinghiamenti in un trionfo di caschetti biondi, ballo, ballo, ballo da capogiro/ballo, ballo, ballo senza respiro...
Il palco del Forum in cui domina il «nero recital» è ingigantito da una serie di widiwall che rimandano l’immagine di Fiorello in smoking con il caschetto di Raffa mentre scorrazza incalzato dall’orchestra di Enrico Cremonesi finché, all’improvviso, compare Michael Bublé: «Ciao, Michael, grazie per aver accettato il nostro invito a cantare insieme...». Solari: «Sembra un collegamento in diretta. In realtà, siamo andati in Canada a registrare la canzone e poi abbiamo fatto un lavoro di montaggio. Qui l’orchestra e Fiorello suonano e cantano dal vivo, Bublé è come se fosse una base sulla quale si innestano i brani nostri». Il finto collegamento s’interrompe con un disturbo di linea sul satellite e Fiorello, svelando il trucco, può passare a narrare un desiderio compiuto. «Volevo anche fare il papà e finalmente questo sogno si è realizzato». Dall’estate scorsa lo showman è padre di Angelica e questa è una delle parti nuove dello spettacolo. Il papà sicuro che «sarà un maschio». Il papà che immagina quando insegnerà al rampollo a colpire il pallone «di piatto, di collo, d’esterno». Il papà complice, parlando di femmine. Tutto questo fino al papà incupito dall’esito del test sul sesso che proclama la figlia «illibata fino a 34 anni». Poi il papà che assiste al parto, che canta la ninna nanna, che di notte inciampa sui tappetini sonori regalati alla bimba svegliando tutto il palazzo. Infine, il papà che, irriducibile, coccola Angelica «perché, in fin dei conti, c’è anche il calcio femminile».
Arrivando qui mi aspettavo i must radiofonici di Fiore, con le imitazioni di Nanni Moretti, La Russa e l’avvocato Messina. Invece, spuntano solo Carla Bruni e Andrea Camilleri. Per il resto lo show imbocca strade nuove «attraversando tutti i generi musicali» sottolinea Solari, dal musical allo swing, da Besame mucho alla lirica con l’Otello e un Cassio in versione gay, alla canzone d’autore francese, roba da «canna del gas». Il tormentone giocoso della serata invece è il «se non fossi sposato...» di Berlusconi, ripetuto in diverse lingue a una corista, a una signora in platea, al direttore d’orchestra. Solari ogni tanto va dietro al palco, quando Fiorello esce per cambiarsi, mentre i widiwall mandano la sua versione di Città vuota su uno sfondo che cita Studio uno, omaggio alla Mina dei primi Sessanta, che precede quello a Lelio Luttazzi (Canto anche se sono stonato). Infine, sempre in tema di ballo, arriva la parodia di Joaquim Cortes, il più amato dalle donne con il suo flamenco di tacchi e nacchere. «Cortes l’ho visto a Formentera, aveva i camperos con l’infradito e cercava disperatamente una passerella su cui improvvisare il suo flamenco, tra turiste adoranti. Anche la storia finita con Naomi Campbell è un affare serio. Vivevano nella sua meravigliosa casa di Barcellona. Una mattina Naomi si alza e, facendo le pulizie come tutte le brave massaie, scopre sotto il letto i camperos di Joaquim con i tacchi consumati e li porta dal calzolaio. Errore fatale: i camperos risuolati con la gomma. Voi ridete, una tragedia. Storia finita, tentato suicidio e tutto il resto». Pausa e voce serissima: «Adesso, a Barcellona, al quarto piano di un grande palazzo con vista mare, c’è un grande appartamento vuoto che costa un euro al metro quadro, praticamente regalato, ma che nessuno vuole comprare... perché, al piano superiore, abita...».
Dal flamenco al balletto classico il salto è breve: «Una volta ho visto Roberto Bolle al supermercato e sono rimasto sbalordito dalla grazia con cui riempiva il carrello con i pelati, lo zucchero, la pasta, volteggiando tra gli scaffali. Bolle è un altro idolo femminile, come tanti ballerini, quando compaiono leggiadri in calzamaglia a torso nudo. Dove guardiamo in quel momento? Che cosa pensiamo? Se quella roba che si vede lì davanti è tutta farina del suo sacco, le signore ne hanno un bel po’ per fare il pane... O no?». Altra pausa, allusiva: «Ecco perché», rivela Fiorello allargando le braccia «non ho fatto, né mai farò, il ballerino».
Ovazione, pubblico in piedi e rientro per i bis: la sua Finalmente tu, presentata con scarsa fortuna al Sanremo del ’95, Mario Biondi con la sua voce alla Barry White che canta This is what you are e l’ultima canzone con dedica a Monica Gasparini, vedova di Alberto D’Aguanno (il giornalista di Italia 1 morto in dicembre), presente in sala: Luci a San Siro di Roberto Vecchioni.