Fiorello e Renato Zero, poliziotti per un giorno

Al concerto della Banda della Polizia hanno partecipato anche Marco Baldini, Gianni Morandi e Michele Placido

Pier Francesco Borgia

È partita alla grande la campagna di «avvicinamento» ai giovani lanciata dalla Polizia di Stato. La strategia d’immagine si è avvalsa di quel tipo di «testimonial» capace di sedurre i gusti dei ragazzi di oggi. Ed è così che ieri sera, sul palcoscenico della sala Santa Cecilia del nuovo auditorium, si sono ritrovati Marco Baldini, Rosario Fiorello, Michele Placido, Renato Zero e Gianni Morandi. Alcuni tra i più simpatici e talentuosi volti dello spettacolo hanno dato man forte alla Banda della Polizia per un concerto molto particolare.
Un concerto organizzato proprio per spiegare ai giovani (erano oltre 2.200 in sala) che le forze dell’ordine non sono in generale un’istituzione atta a punire e reprimere, ma più semplicemente (e significativamente) incaricata di proteggere e aiutare le persone deboli e quelle in difficoltà.
Il messaggio - secondo copione - è stato accolto da un coro di applausi interminabile. E non poteva essere altrimenti visto che i testimonial ce l’hanno messa tutta per abbattere con la loro verve, il loro sorriso e la loro vulcanica simpatia, la barriera tra polizia e giovani.
Ha iniziato Renato Zero. Con le canzoni (Siamo eroi e I migliori anni della nostra vita). E con un piccolo e benevolo «sermone». Concluso nel più accattivante dei modi. «Dedico la mia presenza qui - ha spiegato l’artista romano - a mio padre Domenico. Era un poliziotto. Era uno di voi».
Stessa fede di appartenenza l’ha dichiarata Michele Placido, cui gli organizzatori hanno affidato il compito di recitare la Preghiera del poliziotto. E il suo ringraziamento è andato al capo della Polizia, Giovanni De Gennaro, presente in sala insieme con il prefetto di Roma Achille Serra, il questore Marcello Fulvi e il dirigente Nicola Cavaliere, cui lo lega - come ha spiegato al pubblico presente in sala - «una sincera amicizia che dura dai tempi della Piovra quando Nicola veniva a trovarmi sul set».
«Dobbiamo diventare tutti un po’ poliziotti» È lo slogan lanciato da Fiorello che ha chiuso la serata. «Se ognuno di noi lo facesse e desse un amano alla polizia invece di nascondersi ci sarebbe più Stato e più sicurezza».
Ad applaudirlo non solo gli studenti di alcuni istituti romani (tra gli altri il De Merode, il liceo Tacito, il Seneca il Kant e il De Amicis), ma anche i ragazzi di Udine e quella di Locri, ospiti questi ultimi della Polizia di Stato per una breve ma emozionante «vacanza romana» che sa molto di premio per il coraggio e il senso di responsabilità che hanno saputo dimostrare a tutto il Paese in occasione della tragica uccisione di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria.
Certo, ha poi ironizzato Fiorello, «il nostro Paese per i giovani non è proprio un esempio per la legalità in tutti i campi». Ma l’onestà, ha aggiunto, paga sempre. E assieme al suo fedele compagno Marco Baldini ha di nuovo voluto ringraziare i ragazzi della Locride che hanno dato «un grandioso esempio di come si può condurre la lotta contro la mafia».