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Franco Ordine

Il patto della barca è durato meno di dodici mesi. Giusto un anno fa, di questi tempi, sul gingillo di Roberto Mancini, ancorato davanti alla Costa Smeralda, Bobo Vieri salì e visse da nababbo per qualche giorno. Fu la notizia dell’estate bollente per i cronisti di calcio-mercato: persino i paparazzi rimediarono qualche clic ritraendo Vieri e la Canalis che giocavano a farsi il gavettone. Con quella investitura, Mancini, neo-allenatore dell’Inter di Massimo Moratti, lanciò la campagna elettorale prima di mettere piede ad Appiano: Adriano+Vieri l’attacco boom boom del campionato e tutti si misero conserti ad attendere la riprova del campo. Si sa com’è finita. Il grande feeling tra Mancini e Vieri, come tutti gli amori unilaterali tra un bomber che vuole giocare sempre e l’allenatore chiamato a fare scelte, è durato appena qualche mese. Appena l’Inter ha messo da parte Bobo, come toccò fare, suo malgrado, anche ad Alberto Zaccheroni, ecco lo strappo, la crepa sul soffitto, il rapporto da amichevole, cordialissimo, diventa algido, freddissimo insomma e si disperde tra i vialetti di Appiano Gentile senza alcun contatto telefonico. Fine delle comunicazioni.
Non solo. Ma adesso è Roberto Mancini, l’allenatore, che chiede e suggerisce di liquidare Vieri. Anzi di cederlo brutalmente. Il motivo è uno e uno soltanto e risulta molto fondato. Ovvero il seguente: Bobo Vieri è partito per le vacanze senza aspettare la seconda finale di coppa Italia che avrebbe sancito l’unico successo della stagione, il secondo dell’era Moratti. È volato a Formentera per la prima parte delle sue ferie. Sull’isola più milanese delle Baleari, Vieri ha anche incrociato Ilaria D’Amico: i fotografi li hanno ritratti sul far della sera mentre si salutavano su una spiaggia provando a imbastire una storia improbabile. «Ha mancato di rispetto non a me, ma alla squadra, ai compagni e alla società che non gli ha mai fatto mancare il pagamento dello stipendio» è il commento acido raccolto in quelle ore nel clan manciniano e passato al presidente Facchetti con il compito di tenerne conto. Di qui l’iscrizione all’ordine del giorno del club nerazzurro del caso Vieri che è stato notificato all’interessato, oltre che al suo procuratore, Sergio Berti.
La replica di Berti e di Vieri è stata la seguente: «Siamo disposti a discutere». La frase generica nasconde la nuova strategia del bomber nerazzurro che ha preso atto di risultare indesiderato proprio all’allenatore, oltre che a un gran numero di sodali. Meglio tagliar la corda e mettersi sul mercato a zero lire per strappare adesso un paio d’anni di contratti: senza giocare, tra dodici mesi, anche se libero, il riciclaggio per Bobo sarebbe praticamente impossibile. Una allora la richiesta su cui Rinaldo Ghelfi, amministratore delegato dell’Inter e del patrimonio personale di Massimo Moratti, sta riflettendo: 1) rescissione dell’attuale contratto che lega Vieri all’Inter per un anno alla cifra enorme di circa 13 milioni di euro netti l’anno, uno sproposito per le casse nerazzurre, oltre 25 miliardi del vecchio conio, con il versamento di una quota-parte. Vieri vuole raggiungere un compromesso con la società, intascare una cifra a titolo di risarcimento e liberarsi per finire subito sul mercato, sperando in un altro contratto. Attraverso Gattuso, ha provato a bussare alla porta del Milan, attraverso Gil ha chiesto all’Atletico di tornare a Madrid, gradirebbe naturalmente il trasloco a Londra presso il Chelsea, potrebbe mettersi alla finestra e aspettare la Fiorentina (risposta di Corvino: «Non si muove») o la Roma.
Didascalica, in tal senso, la dichiarazione di Moratti, il patron dell’Inter. «Non sono io a dare garanzie tecniche e non ho incontri con Vieri in agenda» fa sapere per segnalare il nodo, i rapporti Mancini-Bobo. Se il negoziato, complicatissimo, dovesse andare in porto, il 10 luglio a Porto Cervo, data fissata del pre-raduno e il 14 luglio a Riscone, inizio del canonico ritiro, Vieri non si presenterebbe. Altrimenti vivrebbe da separato in casa.