Fioretto delle beffe L’altro Baldini si ferma all’argento

Andrea, 20 anni, aviere, battuto all’ultima stoccata. Bronzo a Barrera, «ultrà» interista. Sanzo e Cassarà ko

Riccardo Signori

nostro inviato a Torino

Baldini è un nome d’oro, ma stavolta ha trasformato la magia in argento. Niente maratona, piuttosto un rush sulla pedana del fioretto: questo Baldini si chiama Andrea, non è un vecchione quanto Stefano quello che corre, ma un ragazzo di vent’anni dalla faccia di putto, come fosse appena uscito dalle antiche stampe fiorentine. Peccato che lui sia di Livorno, indole da cuore caldo e grinta spianata, magari un po’ piccoletto visti gli stangoni della scherma, l’altra faccia di Aldo Montano: tutti e due super tifosi del calcio e del Livorno, l’uno uomo copertina, l’altro studente prima in ingegneria aerospaziale («Sono aviere»), poi («Era troppo difficile studiare e allenarsi») in scienze politiche. L’uno figlio di famiglia nobile della scherma, l’altro con il papà ufficiale di Marina, capitano di fregata che sarebbe come un colonnello nell’esercito.
Montano è cresciuto a pane e sciabola, Baldini è stato portato alla sala di scherma dalla nonna Jole che lo vedeva armeggiare con le spade di plastica. «Mi sentivo uno Zorro». Ieri Zorro ha sognato fino all’ultima botta, prima di farsi prendere dalla delusione: ha visto in faccia la medaglia d’oro ed ha lasciato infilzare il sogno da un tedesco dal nome terribilmente malaugurante per il fioretto azzurro. Il tipo si chiama Peter Joppich, ha 23 anni e proprio all’età di Baldini, ha conquistao il suo primo titolo mondiale a Cuba, infilando in finale Simone Vanni che, a sua volta, aveva steso nella semifinale Andrea Cassarà.
Qui la storia si è ripetuta pari pari. Baldini si è giocato l’accesso alla finale con Stefano Barrera, il calimero della compagnia: quasi un signor nessuno prima di scoprire la giornata della buona stella. Barrera ieri è diventato personaggio per il pubblico dell’Oval Lingotto, una marea di bambini vocianti e divertiti, facendo di tutto un po’ per vincere: salti e boccacce, assalti azzardati e trovate impossibili, pareva di rivedere gli occhi spiritati di Totò Schillaci. Non a caso Totò Barrera è di Siracusa, anche se ormai si allena a Frascati, tipo tosto e geloso come consiglia la carta d’identità del siciliano doc, così tifoso dell’Inter da portarsi sempre una maglia nerazzurra nella sacca come portafortuna (Ehm! Ehm! L’Inter ci prende poco con le vittorie d’oro). Ma ieri questo Pierino la peste ha trovato un mondo ai suoi piedi e la medaglia di bronzo a 26 anni, dopo aver passato un anno e mezzo di sofferenza pura per un problema che il nostro neppur vuole ricordare, ma che l’ha costretto per un anno in ospedale. «Diciamo che si trattava di mal di schiena», racconta tanto per sviare l’attenzione.
Barrera e Baldini erano gli outsider della compagnia azzurra, tutto era pronto per vedere sul podio Andrea Cassarà, vincitore della coppa del mondo di quest’anno, e Salvatore Sanzo, campione mondiale uscente, rispettivamente numeri uno e due del ranking (Joppich è 3º, Baldini 4º). Invece pressione, tensione (Cassarà ha perfino rimesso durante un assalto) e avversari li hanno mandati a casa prima e l’Italia del fioretto si è affidata alle seconde linee, che non hanno tradito. Bontà di una scuola globale, si parla di uomini e donne, che dà lezione al resto della nazionale schermistica: tra sciabola e spada è stata una débâcle e non certo perchè Montano fa i reality. Piuttosto bisognerebbe dare un’occhiata al lavoro dei maestri.
La battaglia fra i nostri due piccoletti (rarità nelle rarità) è stata appassionante, mai scorretta. Barrera si è perfin trattenuto dal suo show, Baldini ha subito un parziale di 6-0 prima di cominciare la rimonta vincente. La rimonta è stata l’arma della sua giornata, oltre al fioretto: ci ha provato con tutti ed anche con Joppich. La moviola gli ha detto male due volte. L’oro ha cominciato a scivolare via sul 12-14, salvo ripescarlo con due botte per presentarsi alla roulette dell’ultimo colpo sul 14-14. «Ho provato ad attaccare. Io da piccolo giocavo a calcio come difensore, ma in pedana sono un attaccante. Il tedesco è stato più freddo, ha avuto un pizzico di fortuna. Ed io una grande delusione. Ci vorrà un giorno per capire che ho vinto un argento e posso essere soddisfatto». Filmato finale di una storia da gotha. Dev’essere il destino dei ragazzi d’argento del fioretto. Baldini come la Vezzali, medagliati e imbronciati. Meglio così che perdenti di successo.