Fiori all’occhiello e gioielli d’autore

Sono del collezionista Bilgi Kenber e vengono da Parigi i raffinati porte-bouquet esposti fino al 16 settembre nel museo Mario Praz. La cornice ideale per questo accessorio che manteneva freschi i fiori da tenere in mano, legati al dito con una catenella, o nella scollatura, o sull’abito a mo’ di spilla. Gioielli o bigiotteria di lusso, ma sempre di fattura eccelsa. Sono in mostra 72 pezzi dell’800 di manifattura francese, inglese, tedesca, russa e svedese, più della metà della collezione di monsieur Kenber. L’oggetto più antico, del ’500, si trova a Vienna. Il porte-bouquet ha ampia diffusione soprattutto a Versailles al tempo di Luigi XIV. Si sviluppa per tutto il XVIII secolo, conquistando le altre corti d'Europa e rimane in auge fino alla Belle Epoque. «Domenica scorsa l’imperatrice (Eugenia, ndr) mi ha offerto un magnifico porte-bouquet in diamanti, perle e rubini con il manico smaltato», scrive nel suo diario la regina Vittoria in visita a Parigi per l’Esposizione Universale del 1855. Infatti i porte-bouquet si regalavano in occasione di incontri e date importanti. Un porte-bouquet col loro monogramma ricorda le nozze del re d’Italia Umberto I con la principessa Margherita di Savoia Genova e uno con le armi affiancate dei Savoia e dei Bonaparte quello del duca Amedeo d’Aosta con la principessa Maria Laetitia Bonaparte. È in oro incastonato di turchesi, prodotto nel 1819 da Fossin, gioielliere del re sotto Luigi Filippo, uno dei più preziosi in mostra. Un altro a tripode, realizzato in Inghilterra nel 1864 da William Neal, è in argento e turchesi, ornato da motivi neoclassici. È decorato a smalto a spirali d'edera e arricchito di perle il porte-bouquet ispirato allo stile Luigi XVI che tanto piaceva all'imperatrice Eugenia. Un esemplare quasi identico (diverso il colore dello smalto, diamanti al posto delle perle), è conservato nel museo Napoleonico.