Fiori a una compagna di classe: sospesi due studenti

I ragazzi volevano fare uno scherzo all’amica che l’ha presa male: sono stati interrogati dalla polizia e poi dal preside: «Hanno turbato le lezioni»

Lui, lei (l’altro) e un mazzo di fiori. Un bouquet di fiori freschi arrivato sul banco di scuola durante la lezione di lettere. Ma non è come pensate. Non c’è nessuna storia d’amore. Non è stato nemmeno un modo garbato di porgere le scuse. Va là, era uno scherzo. Costato caro però. Agli autori, due liceali del Beccaria, un giorno di sospensione, ma soprattutto due ore di colloquio serrato con i poliziotti. E un corollario di arrabbiature e di ricorsi. Andiamo con ordine: il 18 novembre un bidello del Beccaria irrompe in un’aula di prima liceo per consegnare i fiori a una studentessa. Accanto un bigliettino: «Per la nostra notte indimenticabile. Il tuo cioccolatino». La ragazza si arrabbia. Chiede di parlare con la preside, assente per motivi familiari. I genitori della studentessa fanno di più: dieci giorni dopo presentano un esposto alla polizia che avvia le indagini. Il 4 dicembre due agenti si presentano a scuola, i due liceali autori dello scherzo vengono convocati in presidenza e interrogati dai poliziotti per più di un’ora «a distanza di due giorni poiché mio figlio il primo giorno era assente - riferisce un papà - ma quel che è grave è che nessuno ha avvertito le famiglie di questi “interrogatori” né la prima volta né la seconda. (Anche la preside era assente per motivi di lavoro, in presidenza c’era il vicepreside). E quando abbiamo chiesto spiegazioni all’istituto ci è stato risposto che non siamo stati avvisati perché è mancato il tempo». È lo sfogo del padre indignato. Ma la storia non finisce qui. Esaminata dal consiglio di classe la vicenda si è conclusa, il 27 gennaio, con la sospensione di un giorno, «per aver turbato l’andamento della vita scolastica». Entrambi i sedicenni poi hanno scelto di impegnare la mattinata di sospensione in biblioteca, ossia come previsto dal regolamento in un’attività a favore della scuola. La famiglia di uno dei due liceali ha quindi presentato un esposto alla direzione scolastica: «È stata una bravata - commenta il papà - chi non è stato studente?». La preside Maria Grazia Meneghetti: «Una bravata, sì ma in un posto non adatto agli scherzi. Capisco che uno scherzo simile possa aver ferito la sensibilità di un’adolescente».