Fiori e striscioni in via Jan: «Bentornata Clementina»

Albertini ha accolto la Cantoni a Linate: «Le daremo l’Ambrogino oro»

«Tutto bene, sono contentissima». Tre minuti dopo le 11, l’attesa è finita. Il «Falcon 900» partito da Ciampino alle 10.10 di ieri atterra a Linate. A bordo Clementina Cantoni, a casa dopo 25 giorni di sequestro e una notte romana. Via Jan, stessa ora, davanti al portone del civico 4 già presidiato da agenti di polizia e carabinieri. Sponda est: giornalisti, fotografi e cineoperatori di nuovo in massa. Sponda ovest: abitanti della zona, passanti e curiosi in costante aggiornamento telefonico. Filo diretto con chi è a casa, davanti a radio e tv. Notizie che circolano nell’etere. «Clementina sta tornando». Linate. Scende i gradini del Falcon e tocca Milano. Il primo incontro è col sindaco Gabriele Albertini e il prefetto Bruno Ferrante. Strette di mano, baci e abbracci. Emozionato, il sindaco, per «una persona straordinaria e con una personalità ricca». «Siamo tutti felici di ritornare ad abbracciare Clementina - ha aggiunto -. Con gioia le conferiremo un Ambrogino d’oro». «L’ho trovata felice e commossa», ha detto Ferrante. «Felice di essere tornata finalmente a casa, commossa per questa vicenda terribile che l’ha provata, anche se ha dimostrato una forza straordinaria». Ancora pochi minuti con le autorità, c’è via Jan che aspetta. Le auto partono di volata, arriveranno in meno di un quarto d’ora.
Casa Cantoni. I cartelli sul portone sono cambiati. «Clementina ti aspettiamo» non c’è più. Adesso è «bentornata Clementina». Striscioni di benvenuto dai balconi e coccarde con i colori della pace, arrivano ad accoglierla prima in dieci, poi sono una cinquantina, nel giro di pochi minuti diventano un centinaio, qualcuno scommette sull’ora di arrivo. Al momento, arrivano fiori e telegrammi.
Qualche passo più in là, nella pasticceria «San Gregorio», ci si prepara a una notte di forni. In quindici per preparare la torta di mille porzioni con cui si festeggia questa mattina dalle 10.30 in piazza Santa Francesca Romana. Un monumento di burro, crema e panna fresca di 800 uova, 30 chili di zucchero, e 40 di farina. «Milano-Londra-Kabul. Tu sei il buon esempio di carità e coraggio», c’è scritto. Sei metri per quattro di abilità dolciaria, centimetro più centimetro meno.
Non è l’unica sorpresa. «Per festeggiare il ritorno a casa di Clementina - ha detto il presidente della Provincia Filippo Penati - mercoledì prossimo in piazza Duomo ci sarà una grande festa con la sinfonia popolare delle mille chitarre. I milanesi l'aspettano per poterle far sentire il loro abbraccio».
Ma è il momento. Fremono i presenti, portinai sull’uscio, gente in strada, davanzali occupati, le quattro macchine della polizia che svoltano da via Omboni. Le 11.32, «arriva». Frenata secca davanti al portone, si apre il portellone dell’auto, scende la madre Germana e poi scende Clementina, «brava, bentornata», «è un po’ dimagrita», ha i jeans e la camicia lunga di cotone leggero, circondata dagli uomini della sicurezza. Un applauso fragoroso e sentito. Si infila nel portone. È un attimo, «è a casa».
Qualche minuto, occhi puntati al balcone del secondo piano. Quello da cui telefonava il padre Fabio, e da dove salutavano mamma Germana e il fratello Davide. Oggi tocca a Clementina. Che si affaccia e saluta la folla, raccoglie gli applausi, viene raggiunta dai genitori che la stringono. A qualcuno, in strada, scappa una lacrima. «Di contentezza», dice Rosy. Perché «anche se non la conosco di persona, me la ricordo fin da quando era piccola. E sono contenta che sia qui e stia bene».
Voci da via Jan. Di chi abita qui, e di chi arriva da lontano. Stella e Antonio da via Gallarate, quartiere Musocco, lui composto e lei ancora con gli occhi lucidi. «Emozionante, bellissimo». Parlano con altre persone. Tutti conoscono Clementina, magari non di persona, magari «non le ho mai parlato ma la vedevo da piccola nel quartiere e in chiesa», e comunque «ho seguito tutta la vicenda in televisione e sui giornali. Per fortuna è andato tutto bene, sono felice e commossa».
Il quartiere si stringe, sulle vetrine dei negozi si moltiplicano i manifesti che salutano il rientro della ragazza, qualcuno porta dei fiori «perché è quasi un dovere, di gente come lei in giro non è che ce ne sia molta».
Mezzogiorno. Fine del bagno di folla, fine del presidio di poliziotti-giornalisti-curiosi. Clementina rientra in casa. Saluta, non dice nulla. Adesso c’è poco da dire. «Bentornata».