Fioriranno Adsl mai viste grazie al Bitstreaming

Il Garante ha deciso: Telecom in questi giorni deve preparare i listini all’ingrosso. Ma c’è chi teme che l’ex monopolista usi una scappatoia<br />
<br />

È stata pubblicata la delibera che definisce il Bitstream e dà il fischio di inizio a questa partita che potrebbe rivoluzionare il mercato della banda larga italiano. La delibera del Garante delle Tlc (Agcom) è il punto finale di un dibattito che va avanti dal 2005. È da allora che gli operatori e i provider alternativi lottano per poter lanciare Adsl e Hdsl/Shdsl (High Data Rate Digital Subscriber Line/ Single-pair High-speed Digital Subscriber Line) di nuovo tipo, tramite un’offerta all’ingrosso che permetta loro di accedere in modo più libero e ampio alla rete di Telecom Italia, e di acquistarne i servizi con un sistema di tariffe orientate ai costi effettivi.

Dslam e unbundling
Sono queste le caratteristiche fondamentali del Bitstream, offerta che la delibera Agcom ha chiesto a Telecom Italia di presentare agli operatori entro metà giugno. La delibera chiarisce alcuni aspetti restati finora in ombra. Per esempio: il Bistream - aveva scritto Agcom in una precedente delibera - non sarà disponibile nelle centrali “aperte all’unbundling” (quelle a cui si possono connettere cavi di operatori diversi da Telecom per proporre le proprie offerta di telefonia fissa o Adsl all’utente finale, ndr). Adesso il Garante chiarisce che intende, con questo termine, quelle centrali dove sono attive “almeno 50 linee in modalità unbundling ai clienti finali”. Agcom non vuole che l’arrivo del Bitstream danneggi gli investimenti fatti dagli operatori in infrastrutture in unbundling.

Bitstream e unbundling danno loro, infatti, vantaggi molto simili. In sostanza, il Bitstream permetterà agli operatori, anche nelle zone dove non hanno una rete di unbundling, di controllare in modo più completo il servizio Adsl offerto al pubblico. E quindi di formulare offerte con tagli di banda originali e maggiori garanzie di qualità.

Il motivo è che, per la prima volta, potranno scegliere a quale punto della rete Telecom collegarsi e come farlo. Quanto più si avvicinano all’utente, tanto più i provider devono investire in cavi estesi fino a interconnettersi con la rete Telecom; ma tanto più, in cambio, possono controllare e determinare caratteristiche e qualità dell’offerta finale. Se si collegano ai cosiddette Dslam (acronimo di Digital Subscriber Line Access Multiplexer), possono anche scegliere il taglio di banda da offrire (mentre finora, nelle zone non in unbundling, sono stati costretti a seguire quelli resi disponibili da Telecom e che sono la falsa riga dell’offerta Alice).

Tra l’altro, nasceranno così Adsl a 2/1 Mbps, 7 Mbps con upload a 256, 384, 512 o 900 Kbps. Su Adsl 2 Plus, a 20 Mbps con upload di 384, 512, 768 o 1 Mbps. In più, Telecom dovrà abilitare all’ingrosso, con il Bitstream, anche la tecnologia multicast, che permetterà agli operatori di creare IpTv (offerte televisive che viaggiano sul protocollo Ip, cioè lo stesso di Internet) alternative ad Alice Home Tv.

Guai in vista
Il vantaggio sarà soprattutto per gli utenti finali delle zone non raggiunte da unbundling e quindi servirà ad alleviare il “digital divide”, ovvero la divisione tra aree geografiche e località che hanno accesso alle reti a banda larga e quelle che non hanno ancora questa opportunità.

Il punto cruciale sono adesso i prezzi dell’offerta che Telecom presenterà. Il Bitstream prevede che siano orientati agli effettivi costi affrontati da Telecom per fornire il servizio (nelle varie parti della rete). Il che è una rivoluzione rispetto agli attuali prezzi all’ingrosso (che seguono invece l’andamento dell’offerta Alice) e dovrebbe permettere agli operatori una migliore concorrenza.

I provider però già fiutano guai: Aiip (Associazione dei principali provider italiani) ha pubblicato un appello sul Messaggero, rivolta al Governo e all’Agcom. Si chiede di vigilare perché Telecom rispetti la delibera e presenti tempestivamente l’offerta. Il punto è che c’è un certo margine di imprevedibilità: la delibera vuole prezzi orientati ai costi, sulla base della contabilità regolatoria 2006 (che, appunto, definisce i costi della rete e dei servizi Telecom).

Agcom riconosce però che la contabilità 2006 è ancora incompleta (non è stata certificata, quindi non c’è conferma che Telecom scriva costi corrispondenti al vero); per rimediare al problema, Agcom ha ideato un altro criterio: chiede a Telecom che il Bitstream segua le “best practice” europee; sia cioè conforme a offerte analoghe in vigore in Paesi considerabili modello per l’Italia, quanto a sviluppo della banda larga.

Ecco perché “Aiip è seriamente preoccupata della possibilità che Telecom Italia, come già avvenuto, adotti una tattica dilatoria presentando un’offerta lontana dall’orientamento al costo e dalle migliori condizioni praticate in Europa, al solo fine di sfruttare i tempi richiesti da un intervento dell’Autorità per la modifica dell’offerta”, si legge nell’appello. Altroconsumo, riconoscendo che il Bitstream farebbe bene a concorrenza e consumatori, ha appoggiato la richiesta di Aiip.