Fioriscono le coop per i baby immigrati E la Finanza indaga

Agrigento, casi di sovraffollamento e scarsa igiene. Rimborsati 67 euro al giorno per ogni minore ospitato

Gaetano Ravanà

da Agrigento

Con l'aumento degli sbarchi di immigrati minorenni, nella zona di Agrigento si registra un aumento delle cooperative che di loro si prendono cura, dal momento che per legge non possono essere espulsi fino al raggiungimento dei 18 anni. Nell’Agrigentino sono una decina le cooperative regolarmente censite (ospitano oltre un centinaio di minorenni), altre sono in attesa della necessaria autorizzazione.
La verità è che costituire una casa alloggio per minori clandestini è molto semplice. Infatti una cooperativa deve disporre di una abitazione di almeno duecento metri oltre al personale medico e paramedico necessario. Poi si richiede l'iscrizione all'albo del ministero del Lavoro. E il gioco è fatto.
Il fenomeno è così rilevante che la Prefettura ha deciso di vederci chiaro, avviando una ricognizione, dato che giornalmente allo Stato italiano un minorenne extracomunitario clandestino costa 67 euro e 40 centesimi. «Le richieste - dice il funzionario della Prefettura agrigentina Gaetano Moscatt - in effetti sono aumentate sensibilmente. Quasi quotidianamente riceviamo offerte da parte di cooperative che intendono ospitare i ragazzi clandestini. Proprio per evitare equivoci, abbiamo deciso di effettuare un monitoraggio in modo di avere un quadro più completo della situazione. Bisogna tener presente che ogni singola cooperativa può ospitare una decina di soggetti».
In realtà alcune ne ospitano di più. A Licata e Palma di Montechiaro, città seconde per sbarchi soltanto a Lampedusa, le cooperative sono addirittura sette e solo la 3P, gestita da preti, opera senza scopo di lucro.
Proprio sui locali che le cooperative hanno adibito a case per ospitare i clandestini minorenni, la Guardia di finanza ha aperto una inchiesta. Servirà innanzitutto ad accertare le condizioni igienico-sanitarie in cui vivono gli ospiti. Già nelle scorse settimane il sindaco di Palma di Montechiaro, Rosario Gallo, su richiesta dei carabinieri aveva firmato l'ordinanza di chiusura della cooperativa Gattopardo dove erano ospitati 13 ragazzi. I carabinieri nel corso di un blitz hanno accertato che la struttura ha dei seri problemi di carattere igienico-sanitario. I soci della cooperativa hanno fatto il possibile per evitare la chiusura della struttura, ma è stato tutto inutile. I ragazzi pertanto sono stati trasferiti in un casolare di proprietà di un’altra cooperativa. L'indagine non si è ancora conclusa e promette sviluppi clamorosi.
La maggior parte di queste strutture è legata ai partiti, soprattutto rossi. «La nostra cooperativa sociale - dice Rita Balistreri, presidente della Gattopardo - è l'unica che non appartiene a un colore politico e proprio per questo motivo evidentemente abbiamo sempre dei problemi. Abbiamo chiamato più volte il ministero dell'Interno per conoscere i parametri circa le persone da ospitare nella nostra struttura, ancora attendiamo da tempo una risposta. Noi siamo otto donne, non abbiamo santi in Paradiso e pertanto siamo state costrette a chiudere. Però adesso abbiamo presentato un ricorso e molto probabilmente tra qualche giorno riapriremo i battenti. Speriamo che adesso questa inchiesta possa fare piena luce su tutte le cooperative che si occupano di questo settore. Ci hanno fatto chiudere perché avevamo 13 ragazzi, ma altre cooperative arrivano ad ospitarne 35. Noi chiediamo di conoscere i parametri e per tutta risposta ci fanno chiudere la struttura». «Alcune di queste strutture - ha aggiunto il funzionario della Prefettura agrigentina Moscatt - prima di dedicarsi ai minorenni clandestini, si occupavano dei minori italiani con problematiche sociali. Pertanto avevano tutte le carte in regola per occuparsi degli immigrati».
È chiaro che il costo di ogni singolo immigrato fa gola a parecchi e, proprio per questo motivo, la Prefettura intende verificare la situazione di ogni singola struttura. «È diversa la situazione per quanto riguarda i neonati e le loro mamme che arrivano da clandestini in Italia - ha continuato Moscatt - che solitamente vengono ospitati dalle suore, ma qualcuno è ospite di una di queste strutture. In questo caso l'unico requisito per la cooperativa è quello di possedere un locale diverso da quello dove vengono tenuti i ragazzi più grandi».