Fioroni all’esame di riparazione Studenti e professori lo bocciano

Gli esami di settembre sono già in «riparazione». Ad ammaccarli hanno provveduto subito studenti e professori: i primi perché infastiditi dall’idea di rinunciare alla «promozione garantita», i secondi perché infastiditi dall’idea di fare lezione in periodi in cui è più comodo starsene seduto sotto l’ombrellone che dietro la cattedra. Queste - in sintesi - le ragioni vere del «no» alla riforma Fioroni; ragioni che però né gli studenti né i docenti ammetteranno mai in questi termini, preferendo ammantare la loro opposizione con non meglio precisati «motivi didattici».
In realtà le associazioni studentesche sono spaventate dalla «linea della severità» perseguita dal Fioroni, mentre i sindacati della scuola temono che il ministro voglia fare le nozze con i fichi secchi. Cioè senza un’adeguata copertura finanziaria. Ma dietro l’avversione al ritorno degli esami di riparazione da parte degli insegnanti non ci sono solo timori di carattere economico. Infatti, anche nel caso Fioroni riuscisse a rimediare i soldi necessari, i prof gli farebbero ugualmente la guerra. Il perché è sintetizzato da un passaggio-chiave all’interno di una nota firmata congiuntamente da Cgil, Cisl e Uil: «Non si possono obbligare i docenti a un surplus di ore lavorative per saldare i debiti formativi».
Cosa prevede infatti il decreto Fioroni sui nuovi esami di riparazione? La normativa prescrive che «entro il 31 agosto» dovranno concludersi le «iniziative di recupero degli studenti» che, al termine dell’anno scolastico, hanno ricevuto una o più insufficienze.
Ma dove si svolgeranno questi «corsi di recupero»? E con quali professori? Su questi due punti si gioca la credibilità del piano Fioroni. Il ministro ha anticipato che i corsi dovranno svolgersi «all’interno della propria scuola e a cura degli stessi insegnanti dell’istituto». Non escludendo però «collaborazioni esterne» ancora in via di definizione. Questa sì, una rivoluzione. Considerato che in passato quella delle lezioni private è sempre stata una giungla. Ora tutti i ragazzi «rimandati» dovrebbero avere il diritto di tornare a scuola nei mesi di luglio e agosto trovando il proprio insegnante pronto a rispiegargli quanto non capito durante il normale anno scolastico. Ma è su questa «coda estiva» che i sindacati promettono di dare battaglia: «Si potrebbe ricorrere a dei supplenti disoccupati, prevedendo magari una graduatoria speciale proprio per i corsi di recupero finalizzati agli esami di riparazione», propone Enrico Panini, segretario della Flc-Cgil.
Già pronto però a scendere in piazza contro Fioroni: «Il 27 ottobre abbiamo proclamato uno sciopero generale. Il governo continua a riserva troppe risorse agli istituti privati, trascurando la scuola pubblica».
A parziale consolazione, Fioroni incassa però il plauso dei vescovi italiani: «Il decreto con cui il ministro stabilisce le modalità del recupero dei debiti formativi accumulati dagli alunni e, soprattutto della verifica di tale recupero, chiude un’epoca di gestione "allegra" della scuola italiana e apre prospettive di maggiore serietà per il futuro», è il giudizio apparso ieri su Avvenire. Il giornale della Cei sottolinea inoltre il «superamento della logica statalista» derivante dal fatto che i corsi di recupero potranno essere gestiti anche da enti esterni. Compresi quelli cattolici su cui l’asse Fioroni-Cei si è già mossa in passato.