«Fioroni mandi i fondi per le scuole lombarde»

Formigoni replica alle critiche del ministro: «Il nostro è un modello virtuoso: spendiamo di meno e specializziamo di più»

«Il Titolo V della Costituzione è in vigore o è stato abrogato nottetempo dal centrosinistra?», risponde con una provocazione il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, alle critiche del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, sul progetto di legge per la scuola.
«Infatti a me non risulta sia stato abrogato - continua il governatore -. Ricordo che il Titolo V parla di competenze esclusive delle regioni in materia di istruzione e formazione professionale, nonché di amministrazione e organizzazione di tutto il sistema». Formigoni assicura quindi che «non si andrà al di là di quanto stabilito dalla Costituzione. In ogni caso non permetteremo che il governo, che più volte ha già scorrettamente invaso le competenze regionali, impedisca l’integrale realizzazione del piano». In ballo il nodo dei fondi. «La Regione - aggiunge Formigoni - negli ultimi quattro anni di sperimentazione dei corsi regionali ha dimostrato di raggiungere ottimi risultati con una spesa per studente molto inferiore a quella dello Stato. In particolare, i costi dei corsi in questione è per tre quarti a carico del bilancio regionale. Abbiamo sempre dimostrato serietà di impostazione e volontà di dialogo nel confronto con Roma. Il governo - insiste Formigoni - ora completi il trasferimento delle risorse come più volte si è impegnato a fare». Il Pirellone, dunque, non «retrocede di un millimetro» sulle proprie «responsabilità e competenze». Il messaggio finale di Formigoni a Fioroni è il seguente: «Sono sicuro che quando il ministro avrà letto con attenzione la Carta costituzionale, non potrà che riconoscere il nostro progetto e il confronto non potrà che essere costruttivo».
Il «duello» tra il presidente della Regione Lombardia e il titolare del dicastero all’Istruzione si è acceso dopo che Fioroni, a margine del congresso regionale della Margherita, aveva definito il progetto di riforma della scuola «instabile e anomalo». Oggetto del rilievo soprattutto l’articolo 21 della legge. «Il punto chiave - ha fatto notare il ministro - è che le risorse sono poste in carico ad altri che non partecipano al modello. Mancano infatti alla norma risorse umane, finanziarie, beni e strumenti che dipendono dalla conferenza Stato-Regioni, dalla riforma del Titolo V e dalle eventuali risorse regionali». La Regione Lombardia, insomma, avrebbe predisposto uno schema che «esula dalla definizione degli atti negoziali per il trasferimento», previsto dal principio di autonomia locale. La polemica è subito servita.